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memoria - 09.04.2005

Analisi del pontificato
Giovanni Paolo II è davvero "il grande"?

In questi giorni di passione e di grossa partecipazione per la scomparsa di Giovanni Paolo II ci sono una serie di valutazione che si devono fare. Un Papa dalle molte, grandi doti, e dalle molte decisioni sbagliate. La sua "politica estera" ha preteso da tutto il mondo conversione, riforma, dialogo. La guerra da vincere contro la Teologia della Liberazione è simbolica di un pontificato dove ci sono luci ma anche ombre, vittorie ma non poche sconfitte. In questi giorni i vari special televisivi hanno, giustamente, messo in risalto le vittorie, i cambiamenti, le decisioni e i viaggi di Karol Wojtyla, ma per una analisi completa ci sono tante cose che si devono dire, senza trascurare i fallimenti. Non posso dimenticare l'oscurantismo,

messo in atto dal pontificato e dalla chiesa verso il martire salvadoregno Oscar Romero, uomo di chiesa. Il silenzio sulle dittature latinoamericane, l'aprire le porte del Vaticano a organizzazioni sinistre come l'Opus Dei, arrivando all'insulto della santificazione di José María Escrivá de Balaguer, complice e supporto di tutti i crimini del franchismo, non possono non causare repulsione, come l'incontro con benedizione con Pinochet.
Oppure il conservatorismo in tema di morale sessuale e per il ruolo della donna, che lo fanno accusare, addirittura, di essere responsabile della diffusione di malattie a trasmissione sessuale come l'AIDS in Africa, accuse fatte anche dal teologo cattolico dissidente Hans Küng, che in parte trovo ingiuste. Perché non si può dimenticare, che tra le cause della mortalità in Africa, c'è il persistente dominio coloniale che provoca il sottosviluppo, con l'indubbia complicità del cattolicesimo. Ma non si può non ricordare l'emarginazione delle donne, infatti citando Küng dal Corriera della Sera del 31/03/2005 nell' articolo "Wojtyla, il papa che ha fallito" dice: (...)Grande ammiratore di Maria, il Wojtyla predica gli ideali femminili, vietando però alle donne la pillola e negando loro l'ordinazione. Per molte donne cattoliche tradizionali (soprattutto le donne appartenenti a ordini religiosi), l'aspetto più apprezzato di questo Papa è il suo respingere le donne moderne, in quanto le ha escluse da tutte le consacrazioni più importanti e considera la contraccezione appartenente alla "cultura della morte ". Tuttavia, molte delle donne che partecipano alle manifestazioni di massa del Papa, rifiutano la dottrina papale che si oppone ai metodi contraccettivi.(...) Idee che sono in contrasto con la figura ultra moderna che il papa ha cercato di dare di sé nel mondo. Aborto, contraccezioni, divorzio, inseminazione artificiale sono stati sempre argomenti su cui non c'è stato nemmeno un confronto ma solo opposizione e chiusura.
Pochi papi hanno vissuto una trasformazione così radicale come quella della società contemporanea vissuta dal papa polacco. Giovanni Paolo II è arrivato a San Pietro quando nasceva la tv a colori e muore tra satelliti ed sms. Ha saputo cavalcare questa rivoluzione mediatica, da un punto di vista dell'immagine. Ma gli ultimi anni sono quelli della massima laicizzazione della società e del massimo allontanamento di questa dai precetti cattolici. I "suoi" milioni di giovani in massima parte reinterpretano i suoi precetti in tema di morale sessuale semplicemente non applicandoli.
L'isteria planetaria che sta caratterizzando la sua morte è parte di questo contesto. La sua morte, come il suo pontificato, si dissolvono in tanti eventi mediatici, nei quali tutti applaudono e tutti si sentono autorizzati a fare come gli pare. Se Bush, oggetto da sempre di vivaci critiche, assiste tranquillamente al suo funerale, allora è lecito il dubbio che il ruolo di Giovanni Paolo II e la sua capacità comunicativa siano state appena un'innocua icona pop della nostra modernità, e la sua fede, paragonabile ad una "religione catodica".
Col tempo viene alla luce che l'uomo che secondo molti ha sconfitto il comunismo, è prima di tutto un difensore e un nazionalista polacco, ovvero da sempre antirusso. Non è un caso che nella sua ultima monografia definisca il comunismo come "un male necessario". E Wojtyla è stato così tanto difensore della fede, da essere stato attore della creazione di uno stato cattolico croato che ha aperto le porte al conflitto nei Balcani. Col tempo viene alla luce che il papa universale -nel senso di comunione tra cristiani- è in realtà un papa monarca che esaltando il primato di Pietro non ha voluto o non ha saputo dare significativi passi avanti verso protestanti e ortodossi per motivi sia teologici come politici. D'altra parte, tanto i protestanti come gli ortodossi, non hanno fatto nulla per favorire avvicinamenti. Così, se è stato ecumenico Wojtyla non lo è stato verso gli altri cristiani quanto verso le altre religioni del mondo. Invece, nella secolare diatriba tra cristiani, Wojtyla ha incarnato ed indurito il primato della chiesa romana e la centralità del papato. L'ha incarnata in un contesto mondiale profondamente modificato di un mondo che durante il suo pontificato si fa unipolare nelle grinfie del neoliberismo trionfante. Per Hans Küng: (...)Il Papa avrebbe dovuto consentire - come suggerito in molti modi dalle commissioni di studio ecumeniche e come praticato direttamente da tanti parroci - le messe e l'eucarestia nelle Chiese non cattoliche e l'ospitalità eucaristica.Avrebbe anche dovuto ridurre l'eccessivo potere esercitato dalla Chiesa nei confronti delle Chiese dell'Est e delle Chiese riformiste e avrebbe dovuto rinunciare all'insediamento dei Vescovi romano- cattolici nelle zone delle Chiese russe- ortodosse. Avrebbe potuto, ma non ha mai voluto. Ha voluto invece mantenere e ampliare il sistema di potere romano. La politica di potere e di prestigio del Vaticano è stata mascherata da discorsi ecumenici pronunciati dalla finestra di Piazza San Pietro, da gesti vuoti e da una giovialità del Papa e dei suoi cardinali che cela in realtà il desiderio di "sottomissione" della Chiesa dell'Est sotto il primato romano e il "ritorno" dei protestanti alla casa paterna romano-cattolica.(...)
Ma anche tutti i discorsi che riguardano i grandi raduni giovanili di cui si è fatto promotore, sono da valutare con accuratezza. Spesso ci si dimentica, che nei grandi raduni mondiali dei giovani, le associazioni cattoliche dei giovani, che non si trovavano sulla linea del Vaticano, vengono isolate e impoverite attraverso il ritiro dei finanziamenti da parte dei vescovi locali. E poi, come sostiene Küng: (...) Il Papa polacco ha praticato un numero elavatissimo di canonizzazioni, ma al tempo stesso ha ignorato l'inquisizione attuata nei confronti di teologi, sacerdoti e membri di ordini malvisti dalla Chiesa. I devoti, strumentalizzati politicamente e commercialmente con spese ingenti e conseguenti profitti per la Curia, sono soprattutto pie suore, fondatori di ordini religiosi o Papi come l'antidemocratico, antisemita, autoritario Papa Pio IX (controbilanciati dalla canonizzazione di Giovanni XXIII). Devoti sono divenuti anche l'imperatore asburgico Carlo I e il ben poco pio fondatore dell'Opus Dei Josémaria Escrivá. Uomini e donne (anche donne appartenenti a ordini religiosi) che si sono distinti, per il loro pensiero critico e per la loro energica volontà di riforme, sono stati invece trattati con metodi da Inquisizione.
Tutte queste precisazione, non hanno lo scopo di sminuire l'operato di Giovanni Paolo II, ma di chiarire in senso critico le tante insufficienze. Alla vigilia della nomina papa, nel mio piccolo, vorrei un papa che sia in grado di rappresentare in primis il sud del mondo, i poveri, le donne, gli omosessuali, i lavoratori.

Josè Louis Ianniello

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