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messo in atto dal pontificato
e dalla chiesa verso il martire salvadoregno
Oscar Romero, uomo di chiesa. Il silenzio sulle
dittature latinoamericane, l'aprire le porte
del Vaticano a organizzazioni sinistre come
l'Opus Dei, arrivando all'insulto della santificazione
di José María Escrivá de
Balaguer, complice e supporto di tutti i crimini
del franchismo, non possono non causare repulsione,
come l'incontro con benedizione con Pinochet.
Oppure il conservatorismo in tema di morale
sessuale e per il ruolo della donna, che lo
fanno accusare, addirittura, di essere responsabile
della diffusione di malattie a trasmissione
sessuale come l'AIDS in Africa, accuse fatte
anche dal teologo cattolico dissidente Hans
Küng, che in parte trovo ingiuste. Perché
non si può dimenticare, che tra le cause
della mortalità in Africa, c'è
il persistente dominio coloniale che provoca
il sottosviluppo, con l'indubbia complicità
del cattolicesimo. Ma non si può non
ricordare l'emarginazione delle donne, infatti
citando Küng dal Corriera della Sera del
31/03/2005 nell' articolo "Wojtyla, il
papa che ha fallito" dice: (...)Grande
ammiratore di Maria, il Wojtyla predica gli
ideali femminili, vietando però alle
donne la pillola e negando loro l'ordinazione.
Per molte donne cattoliche tradizionali (soprattutto
le donne appartenenti a ordini religiosi), l'aspetto
più apprezzato di questo Papa è
il suo respingere le donne moderne, in quanto
le ha escluse da tutte le consacrazioni più
importanti e considera la contraccezione appartenente
alla "cultura della morte ". Tuttavia,
molte delle donne che partecipano alle manifestazioni
di massa del Papa, rifiutano la dottrina papale
che si oppone ai metodi contraccettivi.(...)
Idee che sono in contrasto con la figura ultra
moderna che il papa ha cercato di dare di sé
nel mondo. Aborto, contraccezioni, divorzio,
inseminazione artificiale sono stati sempre
argomenti su cui non c'è stato nemmeno
un confronto ma solo opposizione e chiusura.
Pochi papi hanno vissuto una trasformazione
così radicale come quella della società
contemporanea vissuta dal papa polacco. Giovanni
Paolo II è arrivato a San Pietro quando
nasceva la tv a colori e muore tra satelliti
ed sms. Ha saputo cavalcare questa rivoluzione
mediatica, da un punto di vista dell'immagine.
Ma gli ultimi anni sono quelli della massima
laicizzazione della società e del massimo
allontanamento di questa dai precetti cattolici.
I "suoi" milioni di giovani in massima
parte reinterpretano i suoi precetti in tema
di morale sessuale semplicemente non applicandoli.
L'isteria planetaria che sta caratterizzando
la sua morte è parte di questo contesto.
La sua morte, come il suo pontificato, si dissolvono
in tanti eventi mediatici, nei quali tutti applaudono
e tutti si sentono autorizzati a fare come gli
pare. Se Bush, oggetto da sempre di vivaci critiche,
assiste tranquillamente al suo funerale, allora
è lecito il dubbio che il ruolo di Giovanni
Paolo II e la sua capacità comunicativa
siano state appena un'innocua icona pop della
nostra modernità, e la sua fede, paragonabile
ad una "religione catodica".
Col tempo viene alla luce che l'uomo che secondo
molti ha sconfitto il comunismo, è prima
di tutto un difensore e un nazionalista polacco,
ovvero da sempre antirusso. Non è un
caso che nella sua ultima monografia definisca
il comunismo come "un male necessario".
E Wojtyla è stato così tanto difensore
della fede, da essere stato attore della creazione
di uno stato cattolico croato che ha aperto
le porte al conflitto nei Balcani. Col tempo
viene alla luce che il papa universale -nel
senso di comunione tra cristiani- è in
realtà un papa monarca che esaltando
il primato di Pietro non ha voluto o non ha
saputo dare significativi passi avanti verso
protestanti e ortodossi per motivi sia teologici
come politici. D'altra parte, tanto i protestanti
come gli ortodossi, non hanno fatto nulla per
favorire avvicinamenti. Così, se è
stato ecumenico Wojtyla non lo è stato
verso gli altri cristiani quanto verso le altre
religioni del mondo. Invece, nella secolare
diatriba tra cristiani, Wojtyla ha incarnato
ed indurito il primato della chiesa romana e
la centralità del papato. L'ha incarnata
in un contesto mondiale profondamente modificato
di un mondo che durante il suo pontificato si
fa unipolare nelle grinfie del neoliberismo
trionfante. Per Hans Küng: (...)Il Papa
avrebbe dovuto consentire - come suggerito in
molti modi dalle commissioni di studio ecumeniche
e come praticato direttamente da tanti parroci
- le messe e l'eucarestia nelle Chiese non cattoliche
e l'ospitalità eucaristica.Avrebbe anche
dovuto ridurre l'eccessivo potere esercitato
dalla Chiesa nei confronti delle Chiese dell'Est
e delle Chiese riformiste e avrebbe dovuto rinunciare
all'insediamento dei Vescovi romano- cattolici
nelle zone delle Chiese russe- ortodosse. Avrebbe
potuto, ma non ha mai voluto. Ha voluto invece
mantenere e ampliare il sistema di potere romano.
La politica di potere e di prestigio del Vaticano
è stata mascherata da discorsi ecumenici
pronunciati dalla finestra di Piazza San Pietro,
da gesti vuoti e da una giovialità del
Papa e dei suoi cardinali che cela in realtà
il desiderio di "sottomissione" della
Chiesa dell'Est sotto il primato romano e il
"ritorno" dei protestanti alla casa
paterna romano-cattolica.(...)
Ma anche tutti i discorsi che riguardano i grandi
raduni giovanili di cui si è fatto promotore,
sono da valutare con accuratezza. Spesso ci
si dimentica, che nei grandi raduni mondiali
dei giovani, le associazioni cattoliche dei
giovani, che non si trovavano sulla linea del
Vaticano, vengono isolate e impoverite attraverso
il ritiro dei finanziamenti da parte dei vescovi
locali. E poi, come sostiene Küng: (...)
Il Papa polacco ha praticato un numero elavatissimo
di canonizzazioni, ma al tempo stesso ha ignorato
l'inquisizione attuata nei confronti di teologi,
sacerdoti e membri di ordini malvisti dalla
Chiesa. I devoti, strumentalizzati politicamente
e commercialmente con spese ingenti e conseguenti
profitti per la Curia, sono soprattutto pie
suore, fondatori di ordini religiosi o Papi
come l'antidemocratico, antisemita, autoritario
Papa Pio IX (controbilanciati dalla canonizzazione
di Giovanni XXIII). Devoti sono divenuti anche
l'imperatore asburgico Carlo I e il ben poco
pio fondatore dell'Opus Dei Josémaria
Escrivá. Uomini e donne (anche donne
appartenenti a ordini religiosi) che si sono
distinti, per il loro pensiero critico e per
la loro energica volontà di riforme,
sono stati invece trattati con metodi da Inquisizione.
Tutte queste precisazione, non hanno lo scopo
di sminuire l'operato di Giovanni Paolo II,
ma di chiarire in senso critico le tante insufficienze.
Alla vigilia della nomina papa, nel mio piccolo,
vorrei un papa che sia in grado di rappresentare
in primis il sud del mondo, i poveri, le donne,
gli omosessuali, i lavoratori.
Josè
Louis Ianniello
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