Le conclusioni delle Tavole
rotonde
3 - Etica e informazione sociale.
Moderatore: Antonio D’Amore, Sociologo Fondatore
della Comunità “Il Pioppo”
Tema del mio gruppo
di discussione era quello di "etica ed informazione sociale".
Le parole chiavi sulle quali abbiamo lavorato sono:
la coesione sociale, la rassegnazione, il fatto,
il commento, il disincanto e l'etica della responsabilità!
L'etica dell'informazione sociale risponde ad una
questione molto attuale, legata all'incanto delle
parole, chiunque può dire qualsiasi cosa,
ma queste parole sono stanche, non si tramutano in
fatti e, se non si tramutano in fatti, nulla succede.
Sull'Iraq- ad esempio- sono state dette delle bugie,
su quelle bugie è stata fatta una guerra,
sono state ammazzate delle persone, bambini con le
bombe intelligenti, ecc., e continuano a fare questa
guerra pur avendo scoperto che tutto ciò che
era stato detto erano bugie: questa scoperta non
ha determinato nessun'azione, lasciando le cose intatte.
Non esiste una verità assoluta, ma abbiamo
bisogno di una verità convenzionale con la
quale organizzarci. E quando parliamo di informazione
sociale, ovviamente non ci riferiamo solo al mondo
dei giornali o della comunicazione ma ci riferiamo
anche al nostro mondo, quello dell'operabilità sociale,
sul quale ci sono un pò di domande alle quali
dare una risposta.
Il presidente della provincia di Caserta, Sandro
De Franciscis, ci ricordava che era meravigliato
dal fatto che una volta diventato presidente si è trovato
a dover fronteggiare una situazione complessa come
quella dell'insediamento di un termovalorizzatore
di grandi dimensioni, proprio nel territorio provinciale
e che c'era stata una grande agitazione dei "media" su
questa questione, cavalcando il malcontento popolare
ed istituzionale su questa irragionevole scelta,
ma era poi evidente il silenzio degli stessi "media",
sulle decine e decine di discariche abusive disseminate
sul territorio della provincia e gestiste dalla malavita.
Per organizzare una discarica non c'è bisogno
di movimenti di terra, di veicoli, di situazioni
grosse, e rispetto a questa situazione sono latitanti
i giornalisti, i nostri amministratori, gli operatori
sociali. Come si fa a non rendersi conto di quale
sia il quadro generale in cui siamo inseriti.
La possibilità e la scommessa di creare un
giornale che rompe il velo che copre la verità ed
una serie di nefandezze che avvengono, rappresentano
il percorso che alcune persone hanno iniziato. L'informazione
non ha il tempo di controllare le informazioni, perché si
parla di un tipo di informazione che non costruisce
memoria, non fa riferimento a quello che è un
sistema di appartenenza, di tipo culturale, eventualmente
ideale, per non dire quello religioso. In questo
momento non dobbiamo meravigliarci se continuiamo
a confrontarci solo con questi due grandi sistemi:
l'Islam e il cristianesimo.
Su queste questioni dobbiamo incominciare a meditare
un po' di più! Se parliamo per esempio di
salvaguardia ambientale, è normale che abbiamo
bisogno, rispetto a questi interventi, che essi siano
coerenti. Abbiamo bisogno di interventi che siano
operativi, abbiamo necessità di legare vicino "il
dire al fare".
Quindi l'etica della responsabilità impone
da questo punto di vista una coerenza, delle buone
pratiche; è essenziale che l'etica della responsabilità assuma
di conseguenza certi errori e paghi in prima persona,
così come paghiamo se quando ci viene affidato
qualcuno e non riceve le prestazioni dovute.
Penso che dovremmo iniziare a rivendicare il diritto
alla rabbia: pensiamo possa essere vissuta come l'ira
di Dio, che possa essere vissuta come la voce dei
poveri, come il sogno di un popolo di avere giustizia
sociale per far in modo che ognuno abbia pari opportunità di
sviluppo.