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Speciale "Giornata di studio sull'Informazione sociale" - 25.06.05

Le conclusioni delle Tavole rotonde
1 - La comunicazione sociale in ambito sociosanitario.
Moderatore: Nicola Schinaia, Istituto Superiore di Sanità, Roma


Uno degli elementi portanti della Riforma Sanitaria attuata in Italia nel 1978 era l'attenzione posta al concetto di "salute" distinto da quello di assenza di malattia, che era stato ripreso dai principi della costituzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948. Per questa ragione sono stati creati alcuni servizi diffusi nel territorio, più a contatto con le popolazioni, anche per diffondere meglio l'idea della "conservazione della salute".
Tuttavia, quest'idea ha bisogno di politiche attive per realizzarsi, non vi è una tendenza "naturale" verso la conservazione della salute. In più, le metodologie mediante le quali tale idea viene comunicata si è progressivamente modificata nel corso degli ultimi 15 anni. Fino ad allora, il metodo prevalente era riassunto nell'idea di Educazione Sanitaria, che normalmente consisteva in un'asettica presentazione di concetti di base di medicina preventiva. Quest'approccio aveva il limite che chi riceve tali messaggi in questa forma non viene coinvolto in un processo di partecipazione attva di tali idee. L'identificazione di questo limite ha portato gli operatori sanitari a sviluppare una vera e propria tecnica di comunicazione sociale nel campo della salute, riassunta nei concetti di Informazione, Educazione e Comunicazione. Un messaggio di salute può essere efficacemente recepito se alla conoscenza segue una disposizione comportamento appropriato, cui segue l'esercizio progressivo di tale comportamento e solo a quel punto si può parlare di un comportamento modificato. Abbiamo in questa maniera sinteticamente ricordato le fasi in cui si articola la comunicazione sociale in ambito sanitario, dalla conoscenza alla reale pratica di un dato comportamento di salute.
Molti di questi principi sono stati sviluppati e si sono diffusi per la prima volta in relazione alla diffusione dell'infezione da HIV e dell'AIDS, anche perché inizialmente non era nota la causa infettiva di tale malattia, ma erano state chiarite le circostanze per cui si stava diffondendo (rapporti sessuali fra omosessuali maschi, uso di droghe per via endovenosa, donne e uomini africani in età giovane-adulta, malati cui si somministravano trasfusioni di sangue e suoi derivati).
Queste idee sono ancor più importanti per migliorare la salute e la qualità della vita degli abitanti dei paesi a basso reddito. Qui la comunicazione é difficile , anzi ostacolata per mancanza infrastrutture base: mancano scuole, strade, elettricità, per cui come mandare un messaggio se manca la santa televisione e la radio? Questi paesi hanno, oltre a carenze strutturali, anche carenze culturali: vedi il non voler parlare dell'AIDS in Zambia dove era tabù, ovvero come mandare un messaggio se parlare di condom non è culturalmente possibile, ovvero quando il Governo è più bigotto di madre Chiesa?
Anche in queste realtà difficili sono state sviluppate tecniche di comunicazione sociale appropriate alle situazioni locali: ad esempio, una ong internazionale, Action Aid, ha trovato una soluzione con gruppi di attori che fanno rappresentazioni nei villaggi e mandano il messaggio che l'AIDS porta morte e povertà.
Ancora più complicata diviene la comunicazione sociale nelle zone di guerra o di calamità maturali (ad es il recente tsunami): essa è ancor più importante (basti ricordare ad esempio che in Tibet il virus HIV è stato introdotto dai poliziotti cinesi, inviati lì per reprimere la poplazione locale) ma ancor più difficile da praticare, tuttavia sono state sviluppate tecniche anche per queste situazioni.

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