Le conclusioni delle Tavole
rotonde
1 - La comunicazione sociale in ambito sociosanitario.
Moderatore: Nicola Schinaia,
Istituto Superiore di Sanità, Roma
Uno degli elementi portanti della
Riforma Sanitaria attuata in Italia nel 1978 era
l'attenzione posta
al concetto di "salute" distinto da quello
di assenza di malattia, che era stato ripreso dai
principi della costituzione dell'Organizzazione Mondiale
della Sanità nel 1948. Per questa ragione
sono stati creati alcuni servizi diffusi nel territorio,
più a contatto con le popolazioni, anche per
diffondere meglio l'idea della "conservazione
della salute".
Tuttavia, quest'idea ha bisogno di politiche attive
per realizzarsi, non vi è una tendenza "naturale" verso
la conservazione della salute. In più, le
metodologie mediante le quali tale idea viene comunicata
si è progressivamente modificata nel corso
degli ultimi 15 anni. Fino ad allora, il metodo prevalente
era riassunto nell'idea di Educazione Sanitaria,
che normalmente consisteva in un'asettica presentazione
di concetti di base di medicina preventiva. Quest'approccio
aveva il limite che chi riceve tali messaggi in questa
forma non viene coinvolto in un processo di partecipazione
attva di tali idee. L'identificazione di questo limite
ha portato gli operatori sanitari a sviluppare una
vera e propria tecnica di comunicazione sociale nel
campo della salute, riassunta nei concetti di Informazione,
Educazione e Comunicazione. Un messaggio di salute
può essere efficacemente recepito se alla
conoscenza segue una disposizione comportamento appropriato,
cui segue l'esercizio progressivo di tale comportamento
e solo a quel punto si può parlare di un comportamento
modificato. Abbiamo in questa maniera sinteticamente
ricordato le fasi in cui si articola la comunicazione
sociale in ambito sanitario, dalla conoscenza alla
reale pratica di un dato comportamento di salute.
Molti di questi principi sono stati sviluppati e
si sono diffusi per la prima volta in relazione alla
diffusione dell'infezione da HIV e dell'AIDS, anche
perché inizialmente non era nota la causa
infettiva di tale malattia, ma erano state chiarite
le circostanze per cui si stava diffondendo (rapporti
sessuali fra omosessuali maschi, uso di droghe per
via endovenosa, donne e uomini africani in età giovane-adulta,
malati cui si somministravano trasfusioni di sangue
e suoi derivati).
Queste idee sono ancor più importanti per
migliorare la salute e la qualità della vita
degli abitanti dei paesi a basso reddito. Qui la
comunicazione é difficile , anzi ostacolata
per mancanza infrastrutture base: mancano scuole,
strade, elettricità, per cui come mandare
un messaggio se manca la santa televisione e la radio?
Questi paesi hanno, oltre a carenze strutturali,
anche carenze culturali: vedi il non voler parlare
dell'AIDS in Zambia dove era tabù, ovvero
come mandare un messaggio se parlare di condom non è culturalmente
possibile, ovvero quando il Governo è più bigotto
di madre Chiesa?
Anche in queste realtà difficili sono state
sviluppate tecniche di comunicazione sociale appropriate
alle situazioni locali: ad esempio, una ong internazionale,
Action Aid, ha trovato una soluzione con gruppi di
attori che fanno rappresentazioni nei villaggi e
mandano il messaggio che l'AIDS porta morte e povertà.
Ancora più complicata diviene la comunicazione
sociale nelle zone di guerra o di calamità maturali
(ad es il recente tsunami): essa è ancor più importante
(basti ricordare ad esempio che in Tibet il virus
HIV è stato introdotto dai poliziotti cinesi,
inviati lì per reprimere la poplazione locale)
ma ancor più difficile da praticare, tuttavia
sono state sviluppate tecniche anche per queste situazioni.