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Provate
ad immaginare una situazione di questo tipo: i vostri
figli e figlie
in età scolare, prelevati a forza, portati in
collegi lontano e a studiare una lingua ed una cultura
che non è la propria. Vedere questi figli ritornare
più grandi, dopo alcuni anni alle famiglie natie
e rivedere, riabbracciare i propri genitori e non poter
parlare con loro: una lingua differente si frappone
fra di loro e non consente più una adeguata
comunicazione.
Ecco una delle condizioni di vita di un popolo, di
circa quaranta milioni di persone sparse tra cinque,
sei stati dell’area che fu della Mesopotamia,
tra il Tigri e l’Eufrate, la dove è nata
la nostra civiltà.
Il popolo che non c’è, è il popolo
kurdo, quel popolo di allegria e colori, figlio del
fabbro Kawa e rispettosi della sua lotta per la libertà,
che la mostra fotografica di Roberto Malinconico, elaborata
graficamente da Aldo Castaldi e curata nelle didascalie
da Giovanni Caputo, vuole presentare ai visitatori
dello spazio espositivo della Festa di Liberazione.
La mostra è stata realizzata dall’associazione
Melagrana Onlus che da anni è attivamente impegnata
nel sostegno alla battaglia di libertà del popolo
kurdo e nel sostenere le richieste di libertà per
il loro presidente Ocalan, da sette anni rinchiuso
nel carcere di Imrali, unico prigioniero, ostaggio
del governo ed esercito turco.
La Mostra e accompagnata dal libro “Il Popolo
che non c’è” - Edizioni Melagrana
Onlus.
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