Incontro
con Dogan Genç, responsabile per IHD
della zona di Marmara e con Yuksel Genç,
redattrice del quotidiano "Ulkede
Gundem"
In un bar di
Instanbul, l'ultimo giorno della nostra permanenza,
una parte della delegazione
incontra la giornalista Yuksel Genç e
Dogan Genç, attivista di diritti umani.
Yuksel Genç è redattrice del
quotidiano filo curdo Ulkede Gundem (Sguardo
Libero).
Nei suoi dieci anni di vita Ulkede Gundem è stato
chiuso molte volte ci dice Yuksel sorridendo,
e alla nostra richiesta di maggiore precisione
con Dogan inizia un elenco a due voci di nomi
che il giornale ha dovuto darsi per tornare
in edicola, circa sette. In questi dieci anni
la repressione contro il giornale è stata
durissima: sono state uccise quaranta persone
che lavoravano per il quotidiano fra giornalisti
e semplici strilloni, la sede ha subito diversi
attentati e il quotidiano conta ormai 250 processi
in corso.
Ulkede Gundem è costantemente sotto
il controllo della censura, anche nei giorni
della nostra permanenza in Kurdistan era stato
sospeso per due settimane e usciva con un'altra
testata Demokrasi Toplumsal (Democrazia Sociale).
Le motivazioni per le sospensioni possono essere
le più varie, a volte basta solo citare
in un articolo la sigla HPG, l'ala militare
della guerriglia.
Ulkede Gundem è la voce del movimento
curdo, unico strumento di informazione in Turchia
su quanto sta accadendo in Kurdistan.
Ha una tiratura di 20.000 copie, in Kurdistan
però arriva con ritardi notevoli in
alcune edicole e zone particolarmente militarizzate
non viene esposto e, a volte, si preferisce
non venderlo.
Quella di Yuksel Genç è una storia
emblematica, giovane guerrigliera, è stata
cinque anni in montagna e fu una dei militanti
che si autoconsegnarono al momento della tregua
alle autorità turche: sedici provenivano
dalle montagne interne, fra cui lei, e quindici
da paesi europei.
Il risultato non fu quello sperato, furono
tutti condannati a svariati anni di carcere;
uno di loro in carcere morirà.
Questa azione voleva essere il tentativo di
rompere l'isolamento in cui si tiene la questione
curda e iniziare un reale processo di pace
coinvolgendo la popolazione turca.
Su questa sua esperienza, Yuksel ha scritto
un libro, che riporta anche interventi di intellettuali
curdi e turchi impegnati per la fine del conflitto
e per il riconoscimento dei diritti del popolo
curdo.
Ci confidano che hanno difficoltà a
recuperare quanto servirebbe per la pubblicazione,
ci impegniamo a valutare la possibilità di
recuperare i finanziamenti necessari tramite
un progetto da presentare in Italia.
Il libro s'iscrive all'interno del lavoro del
Gruppo di pace, nato un anno e mezzo fa, formato
da ex guerriglieri ed ex militanti del PKK,
che lavorano con la società civile,
gli intellettuali, i partiti turchi per la
sensibilizzazione alla pace.
Sono organizzati in ambiti zonali e per autunno
stanno organizzando una prima conferenza di
pace, probabilmente a Instabul o ad Ankara,
a cui ne seguirà una internazionale
nel 2007 dove saranno invitati rappresentanti
dei movimenti di lotta europei.
Terminiamo il nostro incontro tornando ancora
una volta sul tema della nuova legge antiterrorismo
, che in pratica elimina le più elementari
forme di comunicazione e di espressione, una
legge liberticida che va dalla chiusura immediata
di giornali, anche per un solo articolo contestato,
al divieto di portare abiti tradizionali curdi
o braccialetti con i colori della bandiera
curda. Yuksel ci saluta sottolineando che questa
legge è la peggiore che abbiano mai
subito, "neppure nei durissimi anni della
dittatura esisteva qualcosa di simile".
Report di Lucia Agrati