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Gli
Scudi Umani nel Kurdistan Turco
Introduzione
A seguito delle guerre del XX secolo è sorto
un movimento di opposizione pacifica ai conflitti.
Il XXI secolo si è pertanto aperto con questa
importante novità, l'esistenza di un movimento
pacifista, di protesta contro la guerra.
Breve storia degli "scudi umani"
Durante il conflitto tra il PKK e le forze armate
turche (iniziato nel 1984) per ben tre volte è
stato dichiarato un cessate-il-fuoco (nel 1993, nel
1995 e nel 1998). E si sono nel frattempo anche avviate
iniziative volte a chiedere di fermare il conflitto:
tali richieste di fermare il conflitto turco-kurdo
dal 2000 sono divenute assai diffuse e insistenti.
Sono giunti in Turchia due gruppi di pace, che si
sono consegnati alle autorità: uno era formato
da elementi provenienti dalla guerriglia, l'altro
giungeva dall'Europa. Inoltre le forze della guerriglia
si sono ritirate oltre i confini turchi dopo la proclamazione
dell'ultimo cessate-il-fuoco. Intento dei gruppi di
pace era di dimostrare che l'offerta di pace della
guerriglia era sincera. Lo stato turco non ha però
risposto positivamente ad alcun cessate-il-fuoco,
né ai gruppi di pace (i cui membri sono stati
arrestati); anzi ha portato avanti le operazioni militari
volte all'annientamento dei guerriglieri, nonostante
essi fossero in posizione di mera autodifesa. In breve:
le autorità turche non hanno mutato la loro
linea politica. I kurdi dimostravano la loro volontà
di giungere alla pace, mentre dall'altra parte le
autorità statali turche insistevano nel portare
avanti la guerra. Si è così giunti al
2004.
Il I° settembre 2004, Giornata Mondiale della
Pace, gli "Scudi Umani" hanno nuovamente
manifestato la loro avversione al conflitto. Un gruppo
di 35 persone si è recato da Diyarbakir sul
Monte Gabar, chiedendo che si fermassero le operazioni
militari contro i guerriglieri kurdi, dato che questi
rispettavano la tregua e si mantenevano in assetto
di autodifesa. Si sono poi creati gruppi di pace anche
ad Istanbul, Urfa e Adana, Essi si sono recati nelle
zone in cui erano in corso operazioni militari, ma
lì i militari hanno sbarrato loro la strada
e la polizia è intervenuta per fermare i membri
dei gruppi. Il gruppo di Diyarbakir, ad esempio, è
stato bloccato e tutti i suoi componenti sono stati
incarcerati per 18 mesi, su disposizione del Tribunale
di Cizre, per aver manifestato sul Monte Gabar.
Un altro gruppo, composto da 18 persone, si era recato
nell'area di Dersim. Il 9 ottobre 2004 i membri del
gruppo sono stati arrestati e il Tribunale Penale
di Pertek li ha processati per violazione dell'articolo
312 del Codice Penale Turco. L'11 novembre sono stati
tuttavia liberati. Durante il fermo di polizia ý
membri del gruppo hanno subito violenze fisiche e
psicologiche. Un altro gruppo, di 28 persone, ha manifestato
sul Monte Kato, nel Botan, il 16 ottobre 2004: di
esso faceva parte anche una giornalista dell'agenzia
DIHA. Dopo esser stati processati, sono stati liberati
il 22 novembre.
Nuove operazioni militari nel 2005
Durante l'inverno, da dicembre a febbraio, le forze
armate non hanno effettuato operazioni militari a
causa della neve. Le operazioni sono però riprese
a marzo 2005, con l'arrivo della primavera.
Nei dintorni di Dersim si è svolta il 30 marzo
un'ampia operazione militare. Si dice che vi abbiano
preso parte 3000 soldati, e che siano stati impiegati
elicotteri per gli spostamenti e velivoli COBRA per
i bombardamenti. Essi si avvicinano all'obiettivo
senza che sia possibile avvistarli o udirli, data
la loro forma particolare, e sganciano bombe che si
dirigono dove avvertono la presenza del calore emanato
da forme di vite umana; il cratere che lasciano nel
terreno raggiunge il diametro di circa 5 chilometri.
Le operazioni suddette hanno avuto luogo nei pressi
di Hozat, Çemi?gezek e Ovacik.
È stato anche riferito di operazioni militari
a Siirt, alle quali sono stati chiamati a prendere
parte anche i guardiani di villaggio della zona di
Eruh. Si dice che siano stati impiegati 10 carri armati
e 35 veicoli militari dal comando generale della gendarmeria
di Siirt, mossi in direzione di C?rav.
Infine vi è stata l'operazione sul Monte Cudi,
nell'area di Sirnak, il cui inizio risale al 23 marzo.
L'Ufficio Informazioni delle HPG ha riferito che l'operazione
si è conclusa il 27 marzo, con una ventina
di morti (tra cui due guerriglieri) e numerosi feriti.
Le operazioni descritte hanno spinto i gruppi di scudi
umani a riprendere l'iniziativa. Due gruppi si sono
recati verso le zone di operazioni, partendo da Diyarbakir
e da Istanbul. Un gruppo di 23 persone si è
recato verso il Monte Cudi, nella provincia di Sirnak.
Ha assunto come slogan la frase "Non lasceremo
spazio alla guerra" ed è stato fermato
per ben due volte dai militari nei pressi di Mardin.
Prima di partire il gruppo aveva tenuto a Diyarbakir
una conferenza stampa, nella quale aveva dichiarato
di volere che si concludessero le operazioni militari
e che desiderava che sia le madri turche che quelle
kurde non dovessero più piangere per la morte
dei propri figli. Hanno dichiarato di volere la pace
e hanno poi indossato t-shirt bianche come simbolo
di pace e salutato la folla riunitasi per assistere
alla loro partenza.
Quanto al gruppo partitola Istanbul, i suoi 25 componenti
si sono riuniti a Batman e lì hanno tenuto
una conferenza stampa. Di esso fanno aprte anche un
gruppo di pacifisti tedeschi. Varie associazioni e
partiti (tra cui il DEHAP) ne hanno salutato la partenza.
Muyasser Gunes, a nome delle Madri della Pace, ha
dichiarato prima che partissero: "Sosteniamo
gli Scudi Umani perché vogliamo che si fermino
le operazioni militari ed essi vogliono fare in modo
che le operazioni si interrompano. Il nostro fine
è di andare verso lezione di operazioni per
ricercare con gli interlocutori soluzioni alla Questione
Kurda. Abbiamo bisogno di vivere in pace e lo gridiamo".
Un rappresentante del gruppo di tedeschi, Martin Dolzer,
ha detto che il suo gruppo si sente responsabile nei
confronti del popolo kurdo, in quanto ha constatato
che i kurdi sono rispettosi dei diritti umani e pertanto
meritano rispetto: "Da anni il popolo kurdo lotta
e, giunti a questo punto, esso ha pagato un prezzo
assai alto. Durante il nostro viaggio abbiamo visto
quali sofferenze patisca il popolo kurdo, e ciò
ha fatto soffrire anche noi. Noi desideriamo che il
popolo turco e le autorità governative turche
si accorgano che il popolo kurdo ha teso loro pacificamente
la mano, al fine di fermare la guerra, e che pertanto
i turchi facciano i passi necessari per giungere a
conseguire la pace. Vogliamo che si ponga fine a un
approccio politico che produce morti. Desideriamo
che non via siano più morti".
Dopo essere stati fermati una decina di volte durante
il loro tragitto (ogni volta sono stati perquisiti,
e sono state anche perquisite le automobili su cui
viaggiavano), i membri del gruppo sono stati bloccati
a circa 30 chilometri da Cizre.
Inoltre, riferisce MHA (notizia del 31 marzo 2005),
a Derik, nei pressi di Mardin, 75 "scudi umani"
sono stati fermati a lungo mentre stavano per entrare
nella zona di operazioni. Non hanno avuto il permesso
di entrare nell'area. Gli scudi umani, mentre erano
in cammino verso Derik, sono stati bloccati da carri
armati; il prefetto di Mardin ha basato il suo divieto
nei loro confronti sull'articolo di legge 5441. E'
stato riferito al gruppo di pacifisti di scontri nella
zona, e che una persona è morta, e che le operazioni
militari proseguono: pertanto gli scudi umani non
possono accedere e se non rispettano tale decisione
saranno puniti in base alla legge sulle manifestazioni
pubbliche. Per protesta gli scudi umani si sono seduti
dove si trovavano, hanno cantato e hanno provato a
trattare con le autorità militari, ma non hanno
comunque avuto il permesso di proseguire. Per il prolungarsi
della loro protesta, due di essi sono stati ammanettati
e portati via. Gli altri hanno continuato a inneggiare
slogan: "I popoli sono fratelli", "No
alla guerra, subito la pace", "Continueremo
a resistere". Non è stato fermato, invece,
né il gruppo di tedeschi, e nemmeno il loro
interprete.
Si richiede a tutte le associazioni
di dare sostegno e voce all'azione significativa dei
gruppi di pace composti da scudi umani.
UIKI
Onlus
Ufficio d'Informazione del Kurdistan in Italia
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