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1° Concorso letterario per fiabisti inediti - "La cicala laboriosa"

1° classificato
IL PIANETA SENZA SORRISO
Anna Lucia Laudato
Scuola Media “G. Galilei” - Arienzo (CE)

Nel bosco di Tecnix, a passeggiare tra i viali di cristallo ornati di fiori artificiali che sbocciavano, s'irrigavano, si concimavano e si moltiplicavano da soli, era il vecchio saggio di Ortea, Savioca. Se ne stava lì aspettando che succedesse qualcosa di strano e bizzarro, che non fosse mai accaduto e non fosse mai stato visto lì a Tecnix. Ma Savioca si chiedeva se poteva ancora accadere qualcosa di nuovo nel suo pianeta dove se n'erano viste di tutti i colori. A Tecnìx, dimensione magica dalla tecnologia molto avanzata, era infatti successo di tutto: erano
stati donati i dinosaurex, c'erano i vaccini contro l'invidia, la cattiveria, la superbia e tutte le malattie fisiche. Eppure mancava qualcosa perché la gente covava dentro un certo malumore, una certa insoddisfazione. Cos'era? Perché le persone non erano felici? Il vecchio saggio pensava mentre aspirava dalla sua pipa di schiuma artificiale nuvole di petali profumati di fresia. Rivedeva la gente tra le mille comodità delle proprie case: dei robot cucinavano pranzi squisiti e li servivano in tavola senza che nessuno muovesse un dito; poi rimettevano tutto in ordine. Premendo solo qualche pulsante, la casa girava su se stessa spostandosi in direzione del sole o della fresca ombra; dal pavimento e dalle pareti uscivano e rientravano oggetti di alta tecnologia per guardare film e ascoltare musica. I bambini erano i più fortunati perché non andavano a scuola visto che i loro maestri erano degli speciali computer e non facevano neppure i compiti. C'era ogni ben di Dio nei bar, nelle pasticcerie, nei fast food, nei vari locali del paese. I golosi profumi che inondavano l'aria avrebbero fatto venire appetito anche alle pietre finte delle altissime montagne virtuali. Bastava guardare la lista dei prodotti per ordinare via Internix senza muovere un passo dalla propria comoda
poltrona e non c'era neanche bisogno di scomodarsi per pagare, per andare ad aprire la porta : era tutto robotizzato. I ragazzi non dovevano uscire più dalle loro case neppure per andare in piscina, in palestra, in bicicletta. La casa era fornita di tutto. Non mancavano i soldi, non mancavano le comodità non mancava nulla. Eppure qualcosa non convinceva il saggio. Nelle strade c'era troppo silenzio; le botteghe e i supermercati erano deserti; le sirene delle industrie non suonavano, le bellissime e stravaganti automobili si riposavano nei garage. La gente non si conosceva e ignorava perfino l'aspetto dei suoi vicini di casa; insomma tutto sembrava perfetto ma la gente si annoiava. Mentre era assorto nei suoi pensieri, Savioca notò una cosa strana. Nel suo perfetto mondo tecnologico qualcosa si muoveva senza essere stata programmata. - Cos'è quello strano battito d'ali colorato su quel fiore?- si chiese il vecchio saggio. - C'è forse un fiore da riparare? - Così dicendo si avvicinò e notò un esserino che non aveva mai visto prima: era una farfalla terrestre chissà come giunta fin lassù. Savioca la prese e poi aprì la mano per scrutarla meglio, ma quella volò posandosi sul suo naso e facendogli il solletico. All'improvviso il cuore del saggio si allargò, divenne leggero, e la sua bocca si aprì con meraviglia e sorrise. Savioca si senti diverso, più vivo e felice. Era una persona diversa. Perché? Improvvisamente capì: stava sorridendo! Ecco cosa mancava nel suo pianeta: il sorriso. Sì mancava il sorriso sulla bocca della gente. A Tecnix nessuno sorrideva perché non aveva motivo di farlo. Tutto era troppo perfetto; le macchine funzionavano alla perfezione, non c'era rischio di errore e tutti facevano sempre le stesse cose. Sembravano più robot dei robot veri. A Tecnix mancava la felicità. Savioca capì allora che le cose dovevano cambiare. Convocò subito il Consiglio dei programmatori del pianeta e si decise di risolvere il problema mandando degli esploratori sul pianeta Terra per scoprire il segreto di quei piccoli esseri volanti che agivano senza comando facendo sorridere la gente. Con somma meraviglia gli esploratori trovarono un mondo popolato da strani esseri che agivano e pensavano da soli e davano loro ordini ai robot. Lavoravano duramente, sopportavano il dolore e la malattia, si stancavano. I bambini sì lamentavano perché non volevano fare i compiti, le mamme erano spesso nervose per il troppo lavoro. Gli esploratori si sentirono impazzire quando attraversarono la strada tra la puzza dei gas di scarico, la velocità delle automobili e il rumore assordante del traffico. Come poteva vivere la gente in quel modo? Decisero di svolgere al più presto la loro missione e di tornare a casa. Il sole all'alba riscaldò i loro corpi con una piacevole sensazione. Si misero subito alla ricerca delle farfalle ma non fu facile catturarle.Attenti! Ne ho vista una! Prendiamola!- esclamò uno degli esploratori mentre una bella bambina bionda si avvicinava parlando alla farfalla così: _ Scusami se ti disturbo e ti porto via il tuo cibo, ma oggi è la festa della mamma; devo farle un regalo! Così dicendo, raccolse il fiore. Gli esploratori si guardarono ed esclamarono: - Ma quello è un fiore vero! Che meraviglia! - E' davvero stupendo! Ne videro altri, li raccolsero, sentirono il delicato profumo e per la prima volta in vita loro si sentirono felici. Capirono che le farfalle non potevano vivere senza i fiori, perciò decisero di portarli con loro. Tornati a Tecnix furono accolti con grandi feste e da quel giorno le persone cominciarono ad uscire di casa per osservare le belle farfalle terrestri e scoprirono il piacere di conoscersi e di fare amicizia, imparando a sorridere.

 
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