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viaggio nella memoria - 26-11-05

Al cinema “La Rosa Bianca” racconta
Il coraggio di chi combatte per le idee

Alzare gli occhi al cielo è un semplice gesto ma per qualcuno diventa un modo per specchiarsi nella fede dei propri ideali, per ritrovare il coraggio di credere e sostenere le proprie idee e convinzioni in tempi in cui la conformità ideologica e la repressione intellettuale si impongono in ogni ambito di vita. Alzare gli occhi al cielo per superare i limiti delle sbarre e delle costrizioni. Lo sguardo che si perde nei cieli di una Monaco in guerra è quello di Sophie Scholl, giovane e coraggiosa studentessa 21enne che durante il secondo conflitto mondiale entra a far parte di un movimento reazionario studentesco denominato "La rosa bianca".
E' attualmente nelle sale cinematografiche un film omonimo di Marc Rothemund che racconta un pezzo di storia da non dimenticare e testimonia quanto il coraggio, l'audacia e la coscienza dei piccoli grandi eroi di ogni tempo abbiano ancora da raccontare.

 
 
Febbraio 1943: mentre la guerra di Hitler imperversa sanguinaria sul fronte orientale, Sophie Scholl, suo fratello Hans e altri tre studenti dell'università di Monaco scrivono, stampano e distribuiscono sei opuscoli che invitano alla resistenza passiva al regime nazionalsocialista e al sostegno dell'idea di una Germania federata perfettamente aderente ai principi democratici e cristiani di tolleranza e giustizia. Il movimento degli studenti viene scoperto e denunciato alla Gestapo che cattura i fratelli Scholl e il giovane medico austriaco autore dei libelli. Sophie Scholl è l'unica donna che si unisce al gruppo; una ragazza come tante, che il tempo matura in una combattente audace ed impegnata. I tre vengono sottoposti ad un processo lampo che stabilisce la loro condanna a morte. Il film riesce a raccontare e a filtrare la forza delle idee di questi giovani ma convinti reazionari pronti a pagare, con dignità, il prezzo della propria stessa vita a sostegno di un'idea ritenuta giusta.
La pellicola insegna che la storia può ancora emozionare, quando, sceverata dal nozionismo del quale solitamente si veste, diviene il racconto della passione che i piccoli uomini hanno infuso nelle loro piccole e grandi lotte. La pellicola insegna ancora che non si può e non si deve dimenticare l'orrore della dittatura nazista e che è sbagliato attribuire all'intero popolo tedesco la colpa di aver appoggiato il dilagare di un'ideologia sanguinaria: la flebile e repressa voce della resistenza ha sempre con fatica fatto sentire il suo grido di protesta e di richiesta di un mondo migliore.
Stefania De Lucia
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