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diritti
- 07.05.05 |
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Pubblica
amministrazione e rinnovo contrattuale
Meno lavoro e più precarietà per
tutti
Il trasferimento
al 2006, stando almeno alla trimestrale di
cassa, del rinnovo del contratto del pubblico
impiego, è una decisione grave, è un
venir meno ad una "parola", che il
governo aveva assunto nei confronti di una
categoria di lavoratori.
Da questo punto di vista "il furore", diciamo così, dei destinatari
del possibile slittamento è pienamente condivisibile, dal momento che,
andando all'osso del problema, gli stipendi non sono più in grado di far
fronte ai corrispettivi delle necessità attuali, i cui prezzi, anche e
soprattutto per la totale assenza di controllo del potere politico, sulla loro
formazione, sono diventati insopportabili.
L'occasione però ci suggerisce altre riflessioni, ci pone altre domande
ed interrogativi sulla funzione, sul ruolo, e così via, della pubblica
amministrazione, con particolare riguardo al nostro paese.
Restiamo convinti, certamente per "una deformazione" culturale, forse
anche per una educazione diversa,
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che la pubblica
amministrazione costituisca, ed oggi ancor
di più, uno strumento del potere, una
sorta di diaframma collocato tra la classe
egemone e quella subalterna del lavoro produttivo.
Di qui la convinzione che l'unica soluzione per
superare questa vera e propria "intercapedine" possa
risiedere ancora in quanto fissato nel programma
della "Comune di Parigi" del 1871, che
suggerì di spogliare immediatamente i funzionari
di tutte le branche delle amministrazioni, di trasformarli
in strumenti della Comune, rendendoli responsabili
dinanzi ad essa e revocabili in qualsiasi momento. "Dai
membri della Comune fino ai gradi subalterni, le
pubbliche funzioni venivano retribuite con salari
operai……"
La svolta politica della "Comune" agiva
nel profondo del braccio secolare della classe
egemone, contrapponendosi al muro sul quale s'infrangevano
le richieste, le necessità, la volontà di
riscatto e di emancipazione prodotte dal mondo
del lavoro innanzitutto.
I risultati come sappiamo furono drammatici ed
i comunardi pagarono un contributo molto rilevante.
Dopo circa un mese di assedio, il 21 maggio 1871
le truppe entrarono in Parigi, dando inizio alla
tristemente famosa "settimana di sangue" che
con grande crudeltà la reazione borghese
portò a compimento, culminando l'azione
di cruenta repressione (21-28 maggio) con l'esecuzione
di 20.000 comunardi e l'arresto di altri 38.000,
di cui migliaia furono poi deportati nella Nuova
Caledonia.
Ora è si vero che nel procedere dei tempi
la burocrazia è stata oggetto di profonde
trasformazioni, le quali, tuttavia, non hanno incrinato
la forza e la determinazione della stessa, la quale,
pur combinandosi con la borghesia, talvolta tende
a rappresentarsi anche in alternativa ad essa.
Tuttavia poiché è strutturalmente
dipendente dalla stessa, alla fine si colloca in
sottordine alla medesima. Ciò anche perché,
in rapporto alla produzione, la burocrazia è irrilevante
rispetto al valore aggiunto, situandosi com'è noto
nella categoria del lavoro improduttivo. Alla
fine insomma si alimenta anch'essa di plus valore,
attingendone
a piene mani.
Nel nostro paese secondo alcuni "irriducibili" critici
la pubblica amministrazione non esiste. Di qui
l'impossibilità di trovare, nel combinarsi
dei servizi che da essa dovrebbero scaturire,
quello stimolo e quello ausilio capaci di sgombrare
i
tanti ostacoli allo sviluppo, ma soprattutto
di trovare efficaci tutele nella giungla del
mercato.
Peraltro l'apparato della pubblica amministrazione
del nostro paese durante il ventennio si legò a
doppio filo con esso e ne costituì per certi
versi la spina dorsale. Al cadere del regime si
creò un clima di epurazioni con la istituzione
di commissioni che avrebbero dovuto colpire i più compromessi,
ma tutto si risolse in una sanatoria generale.
In conseguenza di ciò sono falliti i diversi
tentativi di modernizzazione dello Stato ed è naufragato
ogni sforzo dello stesso di dotarsi di un'amministrazione
efficace.
Essere efficaci significa che l'eventuale processo
di formazione del servizio, che consente, per esempio,
di disporre di tutte le autorizzazioni necessarie
per la messa in opera, come dire, chiavi in mano,
di una iniziativa economica, vuol dire che, in
termini brevi e riferendosi ad un competente e
complessivo ufficio, il cittadino o l'impresa entrino
in possesso in modo certo e definitivo degli atti
previsti per l'operazione che s'intende intraprendere.
E' invalso invece nella cultura della pubblica
amministrazione del "Bel Paese" una vera
e propria inversione comportamentale, per cui al
di là della favola "del cliente",
inteso quest'ultimo come possibile concorrente,
il quale sceglie e si dirige verso una determinata
amministrazione, nella convinzione che di fronte
ad un diniego, od alla solita e prevista risposta
della incompletezza della documentazione o dell'attesa
dei pareri o delle valutazioni della selva degli
organi coinvolti, possa rivolgersi ad un altro
apparato capace di predisporre il servizio in termini
di qualità e tempi migliori. Cosa che invece
gli è preclusa del tutto a conferma che
egli non è portatore di diritti ma solo
destinatario d'impegni e di doveri.
Sarà molto difficile dotarsi di un'altra
amministrazione. Di certo un ruolo più moderno è di
la da venire e di ciò ne siamo convinti.
Naturalmente auguriamo ai milioni di pubblici dipendenti
il giusto contratto.
Antonio Casolaro
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