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memoria
- 09.04.2005 |
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Nato nel 1978
Io
sono nato nel 1978. Sono nato in un anno molto
particolare, l'anno 'nero', quello della 'svolta',
quello del 'cambiamento'. Solo con la maturità
intellettuale mi sono accorto di essere nato
in un anno molto strategico. Questa riflessione
nasce ogni volta - ad esempio - che vedo un
documentario su Aldo Moro. Io non l'ho conosciuto
- politicamente intendo - se non nelle immagini
che lo vedevano rannicchiato in un portabagagli
di una utilitaria rossa, a Roma, tra via delle
Botteghe Oscure e piazza del Gesù. Io
non ho conosciuto il grande statista, l'uomo
del compromesso, io ho visto solo un uomo debole,
impaurito, sequestrato e poi ucciso da brigatisti
che sembravano avere il controllo del paese
in quel periodo. Bene, io sono nato in quell'anno.
Quello della proclamazione a Papa di Giovanni
Paolo II.. Io non ho conosciuto altro Papa eccetto
Lui. Non ho assistito a nessuna morte di Papa,
né a nessuna proclamazione. Con la sua
morte mi sono accorto di quante cose non sapessi.
Certo ho vissuto anni meravigliosi: Gorbaciov,
la caduta del muro di Berlino, l'Europa finalmente
unita, ma mi sono perso tante cose. La morte
del Santo Padre ha aperto una breccia nella
mia coscienza, ha lasciato un vuoto che non
so come potrò colmare. Inconsciamente
la mia vita è stata sempre accompagnata
da quella figura pastorale, non mi sono mai
chiesto da dove venisse tantomeno dove andasse,
ma lo seguivo, accompagnava la nostra vita,
lo si vedeva nei telegiornali, lo si 'invidiava'
nei suoi giri per il mondo. Era uno di famiglia.
Non ne vedevo la straordinarietà proprio
perché non avevo termini di paragone.
Molti lo comparavano con Giovanni XXIII, il
Papa buono, quello 'della carezza del Papa'
ai bambini. Io non l'ho conosciuto, non ne ho
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potuto apprezzare
la grandezza. Ho solo potuto assistere il mio
Papa colloquiare normalmente con dei bambini
polacchi, agguerrirsi contro la mafia - nella
valle dei templi di Agrigento ancora si sente
l'eco del suo monito ai mafiosi "Convertitevi!
Verrà anche per voi il giudizio di Dio!"
urlato con rabbia ed intensità che solo
ad un Grande si addice - incontrare capi di
Stato, dittatori e guerriglieri. Insomma, fare
il suo dovere: evangelizzare e portare sollievo
ai bisognosi. E' ciò che si addice ad
un Papa. Io non ci ho mai visto niente di straordinario.
Invece no, lo era straordinario. Era straordinario
quando ha accolto con benevolenza il suo attentatore,
quando è stato in visita nella Cuba Castrista,
quando si è approcciato con umiltà
nel rapporto con gli Ebrei. Definiti prima 'fratelli
maggiori' - una importante definizione durante
una storica visita alla Sinagoga di Roma - agli
stessi ha chiesto scusa, proprio in un luogo
simbolo quale il muro del pianto a Gerusalemme,
per i torti perpetrati dalla Chiesa Cattolica
nel corso dei secoli, attraverso i silenzi ed
i suoi abusi di potere. L'ho sempre visto così,
dunque, un Papa 'terreno', mortale, umano. Proprio
la guida spirituale di tutti i cattolici detta
una linea 'umana' della politica religiosa:
il Pastorale non è più uno strumento
di potere, ma lo strumento aizzato contro coloro
che non hanno fiducia in Dio, contro coloro
che perpetrano terrori e cattiverie, contro
coloro che sparano contro la Pace. Un Pastorale
che poi si rivelerà necessario strumento
di sostegno, concreto e spirituale, negli ultimi
anni di questo Papa stanco, malato e forse troppo
solo contro le troppe battaglie nel mondo.
Ha avuto anche tante colpe questo Papa, anche
se personalmente non credo che fosse troppo
convinto di ciò che affermava su alcuni
campi. La sua ostinazione contro l'uso di strumenti
contraccettivi - soprattutto in paesi flagellati
da malattie infernali - mi è sempre sembrata
come un 'doverlo fare per forza', quasi a mantenere
calmi gli animi conservatori di una Chiesa che
invece vedevano in lui troppo 'progressismo'.
Le posizioni del Papa su temi quali unioni civili,
coppie di fatto, fecondazione assistita, sembravano
dei punti neri nella visione moderna e globale
che aveva del mondo. Stonavano col suo modo
d'essere.
Era un Papa al passo con i tempi, l'ho sempre
visto così. Sono rimasto sbalordito dal
vedere fiumi di gente assiepati per potergli
rendere un ultimo omaggio. Sbalordito dal fatto
che sia stato capace di creare un simile sentimento
di unità e di fratellanza tra i popoli,
che nemmeno i sentimenti dei pacifisti più
accesi potrebbero fare.
Qualcuno lo vorrebbe 'santo subito'. Io non
sono d'accordo, per me rimane solo e sempre
- prima di tutto - un grande uomo del suo tempo,
un grande uomo politico, un grande comunicatore,
con i suoi pregi, ma proprio per quella sua
umanità, anche con tanti difetti. Addio
Papa, da uno che è nato nell'anno della
tua proclamazione e che ti ricorderà
per sempre per tutto ciò a cui gli hai
consentito di assistere.
Diego
Martinisi
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