Sirnak, 20 marzo
2005
Vigilia del Newroz. Tanti
incontri con la società civile
Sirnak è una
città di 70.000 abitanti. Fino ad alcuni
anni fa era più piccola e meno abitata; l'urbanizzazione
forzata è iniziata da quando, nei dintorni,
moltissimi villaggi sono stati distrutti ad opera
dei militari e questi sfollati sono stati costretti
a stabilirsi in città aggiungendo problemi
ai problemi già esistenti. Ahmet Ertak, sindaco
Dehap di Sirnak si trova ad amministrare una città
in cui mancano tutti i servizi essenziali. La situazione
sanitaria è al collasso: i medici generici
sono 1 ogni 10.000 abitanti, non c'è un pediatra
e di bambini ce ne sono davvero tanti! Ci sono 8
scuole primarie e 3 secondarie, le classi arrivano
anche a 70 alunni. Anche gli insegnanti sono pochi,
in tutta la provincia ne occorrerebbero altri 1400.
Il 70% degli abitanti è analfabeta, soprattutto
le donne e non si può quantificare la percentuale
di abbandono scolastico.
Moltissimi bambini non vengono registrati all'anagrafe
fino all'iscrizione scolastica.
Le donne sono altamente discriminate, sono costretti
a matrimoni decisi dalle famiglie e moltissimi sono
i suicidi/omicidi d'onore.
Intorno a Sirnak ci sono 3 torrenti altamente inquinati
dagli scarichi urbani: necessitano di interventi
di risanamento.
L'incontro più toccante e più esplicativo
della situazione di Sirnak è quello con gli
sfollati dai villaggi distrutti e coi famigliari
degli scomparsi. Entriamo nella sede del Dehap affollata,
ci accolgono con grande affetto. Davanti a noi siedono
due donne dal viso fiero e triste: una ci dice che
un giorno i militari andarono sul posto di lavoro
del marito minatore e chiesero a tutti i lavoratori
la carta d'identità, la restituirono a tutti
tranne a due: suo marito e un altro. Alcuni giorni
dopo gli stessi militari convocarono quei due alla
gendarmeria per vedere la loro carta d'identità
che ovviamente non avevano, da allora sono scomparsi:
era il 1992. Si alza poi un uomo e ci dice che fino
al 1990 viveva in un villaggio, Besta. Dopo mesi
di minacce i militari intimarono loro di diventare
guardie di villaggio. Il rifiuto degli abitanti
portò alla distruzione del villaggio, furono
costretti a fuggire senza portare nulla con sè
ed ancora oggi non possono tornare a Besta. In quei
tre giorni i militari distrussero 13 villaggi. Il
governo sostiene che queste violazioni non sono
commesse dai militari ma dai guerriglieri. Di 42
villaggi ora ne rimangono solo 4. Di racconti come
questi ne ascoltiamo tanti. Ci portano a vedere
anche l'abitazione del presidente del Dep, ora Dehap,
crivellata di colpi di mitragliatrice nel 1992.
Nel pomeriggio incontriamo i sindacati, in particolare
quello degli insegnanti "Egitim Sen" rischia
di essere dichiarato fuorilegge perche' chiede per
gli studenti kurdi anche l'insegnamento della loro
madrelingua. Il governo osteggia in ogni modo il
sindacato, a cui non è concesso il diritto
di sciopero; molti sono i sindacalisti arrestati,
picchiati ed uccisi.
A Sirnak il reddito pro capite annuale è
di 500 dollari.
Finiamo la giornata con la notizia che il giornale
filocurdo"Gundem" di oggi, che parlava
del Newroz, è stato sequestrato da tutte
le edicole. L'ultima sorpresa di questa giornata
è l'accensione dei fuochi del Newroz. Con
la paura dell'arrivo della polizia in un piccolo
spiazzo alla luce di un grande falo' sventolano
la bandiera dei tre colori proibiti, la foto di
Ocalan, la bandiera kurda e i canti e gli slogan
si mescolano alla commozione, alle speranze ed alle
aspettative per domani.
Gruppo Sirnak, Italo Gaibazzi
Fonte: Vento del NEWROZ
2005 n3 - www.uikionlus.com