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La polizia e i soldati erano
presenti massicciamente, ma non sono intervenuti.
È il segno che il potere di Ankara comincia
a fare i conti con la politica».
La stagione della repressione è al
tramonto?
«Non mi spingerei in giudizi che potrebbero
risultare affrettati. Le violazioni dei diritti
umani continuano, gli arresti indiscriminati
non sono finiti. Lordinamento giuridico
rimane assolutamente iniquo, non garantista,
in certe occasioni farsesco, come nel caso del
processo a Leyla Zana. Piuttosto cè
unaltra cosa che va segnalata: lestrema
determinazione con cui la popolazione è
scesa nelle strade per festeggiare il Newroz
e per manifestare. Il riferimento a Ocalan era
esplicito. I poliziotti filmavano i manifestanti,
per intimidirli, ma nessuno ha ritirato i ritratti
di Ocalan, pur rischiando larresto. È
il segno di una scelta forte, che è essenzialmente
proclamazione dellidentità di un
popolo».
Ritiene che le riforme avviate dal governo
Erdogan vadano nella giusta direzione?
«Il rischio è che ci si trovi di
fronte ad interventi di facciata, tanto per
compiacere un po lEuropa. Credo
semmai che siamo in presenza di riforme lente
e assolutamente insufficienti. Cè
bisogno di allargare la base della solidarietà.
Anche noi vogliamo la Turchia in Europa. Ma
una Turchia libera, dove i curdi siano davvero
liberi».
fra.rom.
fonte "Il Mattino"
del 28/03/04
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