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Newroz e Questione kurda - 28.03.2004
CARMINE MALINCONICO DI «AZAD»
«Noi osservatori vediamo anche la repressione»

DALL’INVIATO
Prima c’era la guerriglia. La lotta armata sulle inaccessibili montagne del Kurdistan. Da cinque anni quella stagione è finita. Che cosa sta cambiando nei rapporti tra curdi e governo turco? Lo abbiamo chiesto a Carmine Malinconico, avvocato e coordinatore dei Giuristi democratici, portavoce nazionale di «Azad» («Libertà», in curdo), tra le principali associazioni italiane che hanno inviato un gruppo di circa 60 osservatori in Turchia in occasione del Newroz (il capodanno curdo) e delle elezioni.
Avvocato Malinconico, ci sono o no segnali di cambiamento?
«Senza dubbio, rispetto agli anni scorsi, quando il Newroz è stato sistematicamente ostacolato e represso dalle autorità turche, stavolta l’esercito ha scelto il basso profilo.

La polizia e i soldati erano presenti massicciamente, ma non sono intervenuti. È il segno che il potere di Ankara comincia a fare i conti con la politica».
La stagione della repressione è al tramonto?
«Non mi spingerei in giudizi che potrebbero risultare affrettati. Le violazioni dei diritti umani continuano, gli arresti indiscriminati non sono finiti. L’ordinamento giuridico rimane assolutamente iniquo, non garantista, in certe occasioni farsesco, come nel caso del processo a Leyla Zana. Piuttosto c’è un’altra cosa che va segnalata: l’estrema determinazione con cui la popolazione è scesa nelle strade per festeggiare il Newroz e per manifestare. Il riferimento a Ocalan era esplicito. I poliziotti filmavano i manifestanti, per intimidirli, ma nessuno ha ritirato i ritratti di Ocalan, pur rischiando l’arresto. È il segno di una scelta forte, che è essenzialmente proclamazione dell’identità di un popolo».
Ritiene che le riforme avviate dal governo Erdogan vadano nella giusta direzione?
«Il rischio è che ci si trovi di fronte ad interventi di facciata, tanto per compiacere un po’ l’Europa. Credo semmai che siamo in presenza di riforme lente e assolutamente insufficienti. C’è bisogno di allargare la base della solidarietà. Anche noi vogliamo la Turchia in Europa. Ma una Turchia libera, dove i curdi siano davvero liberi».
fra.rom.

fonte "Il Mattino" del 28/03/04

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