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Newroz
e Questione kurda -
31.03.04 |
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QUATTRO
MILIONI DI PROFUGHI
La terra bruciata del lungo dopoguerra
È
una pace che somiglia a un dopoguerra senza
fine. Villaggi cancellati dalla carta geografica,
quattro milioni di profughi, agricoltura distrutta,
economia in ginocchio. Quindici anni di combattimenti
tra esercito turco e guerriglia del Pkk - ufficialmente
conclusi nel 1999 - hanno lasciato ferite ancora
aperte. Alla periferia delle città sono
cresciute come piante malate enormi bidonville.
Soltanto a Istanbul (la megalopoli sul Bosforo
che conta 14 milioni di abitanti) i profughi
curdi sono oltre un milione e mezzo. Il Goc-Der è una
delle principali associazioni non governative
che si occupa dei rifugiati interni, che dai
paesi del Kurdistan si sono disseminati in
tutta la Turchia. «Cerchiamo di portare
aiuti alle famiglie più disagiate
- dice Umit Keser,
responsabile della sede di Van - Ma il nostro
intervento è una goccia nel mare.
Anche perché l’Alto commissariato
dell’Onu
per i rifugiati svolge qui interventi molto
limitati, dal momento
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che
quello dei campi profughi curdi è considerato
un problema interno della Turchia». Un’altra
questione rimasta in sospeso riguarda la ripopolazione
delle aree fatte evacuare dall’esercito
negli anni della politica della «terra
bruciata», quando per togliere appoggi
logistici al Pkk (o semplicemente per rappresaglia),
sono stati distrutti 3906 villaggi e centri abitati. «Il
governo ha progettato siti di ripopolamento -
spiega Keser - Alcuni sono già stati costruiti,
ma sono strutture senza anima, casermoni nel
deserto. E la gente non vuole andarci». |
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