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Il Newroz si svolge in una piccola
piazza in cui convergono varie strade dove si
posizionano i militari, forse per impedire le
vie di fuga. Alle 9 siamo già in piazza
con le nostre sciarpe gialle, rosse, verdi:
i colori proibiti. Lentamente arrivano frotte
di alunni che hanno bigiato la scuola, chissà
quale castigo li aspetta domani ... ma oggi
è Newroz ... La massiccia presenza di
militari intimorisce un po', ma dopo poco, quando
la folla si fa veramente imponente nessuno fa
più caso ai cecchini armati sugli edifici
perché è Newroz, la festa di libertà,
giustizia, democrazia per i kurdi e per tutti
i popoli oppressi. A poco a poco sventolano
le bandiere del Kurdistan, tantissime immagini
di Apo, le foto di tanti martiri di Sirnak.
C'è una giovanissima donna vestita con
il costume tradizionale che innalza una foto
forse del suo giovane marito ucciso o scomparso
... passa tutto il tempo della festa piangendo.
Sul palco si alternano i discorsi del sindaco,
del presidente del Dehap. Alle 11 ci invitano
ad accendere il fuoco del Newroz. Ci emozioniamo
tutti per questo invito dei nostri Compagni
e Fratelli kurdi, con cui condividiamo la speranza
di identità, di rispetto dei loro diritti
così violentemente calpestati. Andiamo
poi sul palco, la madre di un guerrigliero ucciso
parla di lotta e di speranza, poi tutti insieme
liberiamo tante colombe bianche, la festa continua
in un tripudio di canti, di balli, di bandiere
con i colori proibiti, di piramidi umane improvvisate
da cui sventola la foto di Apo, di abbracci
con le madri e mogli degli uccisi durante la
durissima repressione militare che non è
ancora cessata.
Arriva anche Selim Sadak e Dogan Erbas, avvocato
di Ocalan. Gli chiediamo notizie della sua ultima
visita ad Apo. La sua salute fisica non è
peggiorata, ma quello che gli pesa di più
è il completo isolamento che vive ad
Imrali. Il pensiero di tutti corre ad Apo chiuso
in una cella di tredici metri quadrati mentre
noi siamo in mezzo alla sua gente che lotta
e spera.
Questo Newroz ci ha veramente emozionato, ci
ha fatto vivere, anche se in maniera riflessa
lo Sherildan: nonostante a Sirnak ci sia stata
una pesantissima repressione, decine di villaggi
distrutti, emarginazione, povertà, estrema
militarizzazione (ancora oggi su settantamila
abitanti ci sono diecimila militari in città)
le donne e gli uomini anziani kurdi non hanno
mai chinato la testa, non lo faranno mai e noi
siamo e saremo con loro. Newroz piroz be!
Fonte: www.uikionlus.com
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