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memoria
- 02.04.2005 |
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Il
Papa uomo di Pace
Editoriale "Impronte
sociali" n.13 del 2.04.2005.
Di Roberto Malinconico
Ci mancherà.
Mancheranno i suoi moniti ai potenti della terra,
quando il crepitio delle armi e lassordante
rumore delle bombe celebra la violenza cieca
dellodio e della sopraffazione dei deboli.
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Ci
mancheranno il suo coraggio ed i suoi messaggi
di Pace.
Carol Wojtyla, prete polacco divenuto Papa Giovanni
Paolo II lascerà un vuoto importante non
solo nel mondo dei fedeli cattolici, ma anche
tra i fedeli delle tantissime fedi religiose che
spesso sono state, proprio da questo Papa, invitate
a pregare insieme, superare le grandi divergenze,
per costruire un mondo migliore, senza guerra
ed odio tra i popoli.
Sarà un vuoto importante anche per i tanti
che fanno fatica a pregare, ma che hanno ascoltato
e indossato quelle sue parole di Pace e
di non violenza durante i tanti e lunghi
cortei del movimento pacifista in ogni angolo
del pianeta.
E stato definito il Papa giramondo. Innumerevoli
i suoi viaggi nelle parti dolorose del pianeta.
E stato anche il Papa dellenciclica
sociale Centesimus Annus, dove parla della condivisione
dei nuovi beni, (quelli della conoscenza
scientifica e del progresso tecnologico) e delle
barriere e monopoli che lasciano ai margini
tanti popoli, dellimpegno per giungere
alla produzione di medicine a basso costo per
la cura dellAids in Africa; dove lancia
la sfida della povertà e della
miseria in cui vivono oltre un miliardo di persone.
Una lotta alla povertà attraverso atti
concreti come la riduzione del debito estero dei
paesi poveri del sud del mondo, lerogazione
di finanziamenti e di aiuti allo sviluppo con
criteri di buona amministrazione, sia da
parte dei donatori che dei destinatari.
Durante il suo papato, Giovanni Paolo II ha scritto
14 Encicliche, delle quali mi piace ricordare
quelle sulla dottrina sociale della Chiesa in
particolare la ''Laborem exercens'', dell'81 dove
parla del lavoro umano, mai ''riducibile a merce''
perché fondato sulla dignità della
persona umana, e della priorità dei lavoratori
sul capitale.
Ma anche lEnciclica ''Ut unum sint'' del
'95, segna un passo importantissimo nell'unità
tra cristiani, nella quale Wojtyla ''implora''
perdono per il male compiuto dai cattolici ai
danni delle altre confessioni.
Wojtyla è stato anche il Papa del maggior
rigore della chiesa di Roma e il custode di una
tradizione ancora rigida per quanto riguarda il
rinnovamento della chiesa: sono restati temi intoccabili,
fra i tanti, luso del profilattico (in particolare
per contrastare lavanzata dellHIV
in molti paesi africani), le coppie di fatto al
di fuori del matrimonio e la questione dellomosessualità.
Resta, comunque, un riferimento per tutti e tutti
dobbiamo riconoscere la sua grande fermezza nel
difendere gli ultimi e la Pace.
Lascerà un vuoto anche in me che credente
non sono in quel Dio del quale Wojtyla è
stato testimone su questa terra, ma il cui messaggio
di Pace e di rifiuto di tutte le guerre, di comunione
con gli ultimi ed i più deboli ho fortemente
condiviso.
Mi piace ricordarlo principalmente per questo
suo impegno rileggendo una sua poesia contro la
guerra:
''Non influisco sul destino del globo, non son
io che incomincio le guerre. Sono con te o contro
di te - non lo so. Non pecco. E proprio questo
mi tormenta: che non influisco, non pecco. Tornisco
minuscole viti e preparo frammenti di devastazione,
e non abbraccio l'insieme, non abbraccio il destino
dell'uomo. Io potrei creare un altro insieme,
altro destino (ma come farlo senza frammenti)
di cui io stesso, come ogni altro uomo, sarei
la causa integra e sacra che nessuno distrugge
con le azioni, né inganna con le parole.
Il mondo che io creo non e' buono eppure non sono
io che lo rendo malvagio! Ma questo basta?''
(Poesia sulla pace scritta da papa Giovanni Paolo
II nel 1957, e pubblicata su Tygodnik Powszechny
nel 1958. Il testo, dal titolo ''Operaio in una
fabbrica d'armi'', fu reso noto con lo pseudonimo
di Andrzej Jawin). |
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