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art.
11 - 21.05.05 |
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Lontano
da Baghdad .... a disertare
In Iraq migliaia di soldati "assenti senza
permesso"
Doveva essere un conflitto lampo, il nuovo capolavoro
di Bush e della sua "invincibile armata" approntata
ancora una volta per dispensare democrazia, per
ergersi a portatrice di pace. Ma qualcosa si è inceppato
nel semplice quanto inadeguato meccanismo architettato
dai nuovi signori della guerra.
La spedizione irachena si sta rivelando un azzardo, altro che passeggiata.
Quel popolo che sembrava così inerme, incapace di deporre il tiranno
con le proprie forze, cosa fa? Comincia a resistere, da non credere. Ma come?
Fino a ieri vittima di Saddam, della sua crudele dittatura, oggi fiero e risoluto
nemico delle milizie "di pace"...c'è qualcosa che non quadra.
Vaglielo a spiegare agli iracheni che mezzo mondo occidentale si è premurosamente
preoccupato di "liberarli", che finchè il buono, vecchio e
caro zio Sam non sarà certo di lasciargli in eredità col suo
passaggio una democrazia compiuta resterà lì a pattugliare ogni
strada, continuerà ogni giorno con indomito coraggio a sacrificare
le giovani vite dei suoi soldati e soprattutto a vendicarle, se necessario.
Chissà per quale clamoroso abbaglio questo popolo si sente privato della
libertà di autodeterminarsi, si sente sotto assedio e soprattutto
vede negli Stati Uniti e nei suoi alleati degli autentici invasori, delle
potenze
occupanti.
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Chissà perchè, a Baghdad come nel
resto del paese, la guerriglia sta mettendo in
ginocchio le truppe "amiche" venute
a portar luce laddove da tempo regnava l'oscurità.Forse
perchè questa guerra è tutta una
menzogna, la più grande messa in scena
del governo di George W. che si è ostinato
a cercare e vedere armi di distruzione di massa
laddove non ce n'era neanche l'ombra, che ha
urlato in tutte le lingue un fantomatico coinvolgimento
di Saddam Hussein negli attentati dell'indimenticabile
11 Settembre e nello stesso istante in cui le
torri bruciavano si apprestava ad intrecciare
affari con i regali consanguinei di Osama Bin
Laden in uno dei più lussuosi alberghi
di New York. Forse anche agli iracheni è giunta
voce del fatto che l'ONU ha da tempo sentenziato
su questa guerra bollandola come illegale.
Ai posteri l'ardua sentenza.
Intanto i fatti del presente testimoniano che
un'operazione militare che avrebbe dovuto articolarsi
in un tempo non superiore ai tre mesi si protrae
ormai da un anno e più.
Migliaia di vittime, centinaia di feriti e
mutilati, un bel pò di ricoveri nelle cliniche psichiatriche
militari del Maine costituiscono i tratti più cupi
del bollettino di guerra dell'esercito statunitense
e, anche se in misura minore, di quello degli
alleati della coalizione (ne sanno qualcosa
gli italiani).
La guerriglia irachena morde e fugge, incalza
e semina morte e paura. Ed in questo clima di
sfiancamento e svilimento ha trovato terreno
fertile per attecchire un fenomeno non inconsueto
quanto inaspettato...la diserzione.
Tantissimi militari americani rientrano in
patria in licenza, fanno subito e nuovamente
i bagagli
e scappano in Canada o altrove per non ripartire
mai più soldati. Chiedono asilo politico
e si nascondono.
Militarmente parlando si chiamano AWOL, acronimo
di Absent Without Official Leave ovvero assenti
senza permesso, ma nel gergo comune altro non
sono che disertori. Molti di loro hanno già moglie
e figli e si sono arruolati giovanissimi per
potersi pagare gli studi al college. Dalle loro
storie emerge un dato terrificante, in Iraq il
più delle volte si spara addosso agli
innocenti.
In questo gran parte degli "assenti ingiustificati" non
sono capaci, non basterebbero anni di addestramento
per superare l'inibizione ad uccidere. E questo
soprattutto se sei di pattuglia e ti viene ordinato
di far fuoco su di una vettura sgangherata che
non si è fermata al posto di blocco
anche se non correva fortissimo e in quella
lentezza
di passaggio hai potuto nitidamente scorgere
gli occhi e le lacrime di chi sta semplicemente
sfuggendo dal terrore, lo stesso che in quell'istante
ti fa tremare la mano e sbagliare la mira.
Disertori, traditori della patria e della bandiera
che davanti
alla corte marziale rischierebbero teoricamente
la pena di morte e nella pratica fino a cinque
anni di carcere.
La loro è una autentica sberla rifilata
alla sempre più debole faccia di un governo
che ha già enormi difficoltà a
reclutare volontari e perciò non disdegna
il richiamo nel corpo della Guardia Nazionale
di semplici lavoratori che vengono strappati
alla loro quotidianità per essere addestrati
in tre mesi di full-immersion militare in Texas
e poi spediti sul campo di battaglia.
Nel discorso in cui annunciava la decisione
di attaccare l'Iraq e deporre Saddam, rivolgendosi
ai generali dello stato maggiore dell'esercito
Bush ebbe a dire:"Siate pronti, è vicino
il momento in cui l'America agirà e voi
ci renderete orgogliosi e fieri".
Lo scoramento delle truppe, le giovani vite
spezzate, i funerali dei soldati mai più trasmessi,
il dolore di centinaia di famiglie e soprattutto
5.500 disertori dicono il contrario.Per il momento
il Canada ha negato loro l'asilo politico ma
non è detta l'ultima parola.I pacifisti
si battono per loro e con i pacifisti i vecchi
reduci del Vietnam.
Se la Corte Federale Canadese dovesse concedere
l'asilo si avvierebbe un vero e proprio fenomeno
di transumanza.
E chissà quanti altri giovani soldati
ancora nelle basi di Baghdad, di Falluja, di
Abu Ghraib e di Baqubah, durante le notti insonni
di guardia o di fronte allo scintillio dei
mille frammenti dell'ennesima esplosione meditano,
in accorto silenzio, la fuga verso un'altra
vita.
Mariano Crisci
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