| nessuna parte”, emblematico
delle enormi difficoltà, anche per la
sua mente acuta, di comprendere la realtà congolese.
Proprio in Congo a fine giugno è stata
avviata la campagna elettorale per le prime
elezioni libere e pluralistiche (almeno in
base ai proclami) dal conseguimento dell’indipendenza.
Le elezioni parlamentari (267 partiti concorrenti)
e presidenziali (33 candidati) si terranno
il 30 luglio. Già nel giorno d’apertura
della campagna elettorale si sono verificati
scontri tra manifestanti e forze dell’ordine,
con un bilancio di 13 morti.
Si tratta di un Paese vastissimo
(2344858 kmq, con una popolazione stimata di
circa 58 milioni di abitanti), dal suolo fertile,
che unitamente al clima favorisce la coltivazione
di cotone e caffè, ma anche cacao, tabacco,
soia e palme da olio. Esso ha inoltre estese
foreste, in cui spiccano gli alberi della gomma
e quelli che forniscono legnami pregiati. Non è tutto:
il sottosuolo è ricco di risorse minerarie,
in particolare nell’area denominata Shaba:
rame, cobalto, zinco, stagno argento e tungsteno;
ma anche radio, germanio e uranio; in più,
diamanti e oro.
La prima domanda che sorge è, dunque: com’è possibile che
un Paese così ricco di risorse figuri soltanto al 155esimo posto nelle
elaborazioni statistiche dell’ONU sull’indice di sviluppo umano
(elaborate, è bene ricordarlo, tenendo conto non solo del livello del
reddito medio, ma anche dell’aspettativa di vita e del livello d’istruzione
della popolazione dei Paesi presi in esame)?
Probabilmente una risposta valida è che il Paese, dopo aver ottenuto,
nel 1960, l’indipendenza dal Belgio, ha conosciuto una lunga e sfiancante
serie di guerre interne, con numerose intromissioni esterne, soprattutto di
Paesi limitrofi, presumibilmente assai attratti dalla prospettiva di riuscire
a controllare l’attività di estrazione e lavorazione delle risorse
minerarie.
Tuttora la situazione non è rosea.
Il governo provvisorio non riesce a controllare
appieno il vastissimo territorio e dispone
di forze di sicurezza e militari che ancora
necessitano di addestramento (a istruire i
poliziotti congolesi stanno contribuendo, ad
esempio, esperti provenienti da Francia, Angola,
Sudafrica). È inoltre presente un contingente
militare ONU (conosciuto con la sigla MONUC),
che asserisce di star provvedendo al disarmo
di numerose milizie ribelli. Tuttavia anch’esso
fa evidentemente fatica a controllare il territorio:
infatti, per favorire il regolare svolgimento
delle elezioni, in particolare nella capitale
Kinshasa, si sta predisponendo un contingente
UE, composto soprattutto da militari tedeschi
e francesi. Non mancano le polemiche: in base
al mandato predisposto tanto dall’ONU
quanto dal Parlamento di Berlino (la missione è a
guida tedesca), la missione avrà durata
massima di quattro mesi; il periodo in cui
potrebbe esservi una pericolosa recrudescenza è quello
successivo alle elezioni, in cui si provvederà alla
formazione del governo e di altre istituzioni.
Per allora, il contingente estero sarà già altrove?
Non si dimentichi che i segnali
non sono affatto incoraggianti. Il governo
provvisorio asserisce di tutelare adeguatamente
giornalisti e attivisti per i diritti umani
nello svolgimento delle loro attività.
Tuttavia una delegazione inviata dal Consiglio
di Sicurezza ONU è giunta in visita
tra l’11 e il 12 giugno, e nel documento
che ha poi redatto ha parlato di attacchi e
minacce e arresti a danno di giornalisti, difensori
dei diritti umani, esponenti dell’opposizione
politica, avvenuti tra aprile e maggio. Se
si crea un clima in cui esponenti della stampa
e della società civile temono di non
poter parlare liberamente, difficilmente le
elezioni potranno svolgersi in maniera libera
e corretta, sostiene Human Rights Watch. Del
resto, Etienne Tshisekedi, che era il contendente
più accreditato del Presidente uscente
Kabila nella corsa alla presidenza, ha rinunciato
alla candidatura, e l’Unione per la Democrazia
e il Partito Sociale, il principale partito
d’opposizione, da lui diretto, invita
a boicottare le elezioni proprio perché ritiene
scarse le garanzie di correttezza e poco chiare
le regole procedurali per lo svolgimento delle
elezioni.
Un lineare resoconto storico
per comprendere come si è giunti a tale
stato di cose? Alla prossima puntata!
Giovanni Caputo |