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viaggio
nella memoria - 18.03.06 |
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Bellona:
inconsolabile dolore di una mamma
La storia di Alessio Aurilio
Gli
occhi di Genoveffa Di Rubbo si riempivano di
copiose
lacrime, ogni volta che ella ricordava il suo
adorato figlio ALESSIO. Genoveffa conservava,
gelosamente,
le poche lettere che suo figlio le inviava
dal fronte russo ed era convinta di riabbracciarlo
prima di lasciare questo mondo. Dopo una lunga
attesa, durata tanti anni, la povera donna
si
convinse di aver perduto per sempre il suo
ALESSIO, ed indossò abiti
scuri in segno di lutto; un lutto che per lei durò fino
al giorno in cui disse addio ai suoi cari.
Bellona perdeva una mamma eroica che aveva
sopportato,
cristianamente, un profondo dolore. ALESSIO
AURILIO era nato a Bellona il 9 dicembre 1922
e, nel
1943, fu chiamato alle armi insieme ad 11 concittadini:
Gennaro e Raffaele Addelio, Domenico Cafaro,
Alessandro
Casale, Giacomo Marcello, Salvatore Plumitallo,
Pasquale Pezzullo, Sivio Di Rubbo, Giovan Battista
Sgueglia, Antonio Scialdone ed Eugenio Salerno.
Era in corso la II Guerra Mondiale.
Il gruppo di bellonesi raggiunse Bergamo per
un periodo di addestramento di due mesi e,
al termine,
furono spediti in Russia. Insieme ad Alessio,
c’era
suo cugino Silvio Di Rubbo che, a causa di un colpo
partito accidentalmente dal fucile di un commilitone,
riportò una grave ferita. Alessio accorse
in suo aiuto, ma ormai era troppo tardi: Silvio
spirava tra le braccia di suo cugino in lacrime.
I dodici giovani bellonesi, durante la cruenta
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battaglia
sul fiume Don, svoltasi il 27 gennaio 1943,
persero i contatti. Molti furono i morti ed
i prigionieri ed ALESSIO si ritrovò,
con altri commilitoni, nel campo di prigionia
N°81 di KRINOVOE, nella regione di Voronesc.
Il campo era stato ricavato da un complesso
per l’allevamento di cavalli da parata
al tempo degli Zar. I prigionieri furono rinchiusi
in putride stalle e luridi box per i cavalli
con pavimenti ricoperti di paglia imbrattata
da urina e feci degli animali.
Dal febbraio all’aprile 1943 vi morirono, in condizioni disumane, 1.844
soldati italiani. In seguito alla visita di una commissione, i prigionieri
furono trasferiti in altri campi e, durante il viaggio, molti morirono a causa
delle pessime condizioni di salute causate dagli ambienti infetti.
I prigionieri italiani del campo N°81 erano alpini della divisione Cuneense
ed erano stati catturati a VALUIKI il 27 gennaio 1943, durante la battaglia
sul fiume DON. Fra questi c’era anche ALESSIO AURILIO che finì tra
i prigionieri. Per seppellire i prigionieri deceduti, furono utilizzate due
aree: la prima coperta da rifiuti, la seconda era la zona aggiunta all’ampiamento
del cimitero civile. Sulla fossa comune del cimitero fu posta una stele per
ricordare i soldati italiani sepolti. Alessio Aurilio morì di tifo e,
per il suo sacrificio, gli fu conferita, il 14 aprile 2000, la Croce al Merito
di Guerra da parte del Ministero della Difesa, con la seguente motivazione: “Al
soldato ALESSIO AURILIO nato a Bellona il 9 Dicembre 1922 si conferisce la
Croce al Merito di Guerra. Fronte Russo, battaglia sul fiume DON del 27 Gennaio
1943. Motivazione: Svolse un servizio encomiabile per l’onestà,
la fedeltà e il patriottismo”. Sfogliando le lettere che Alessio
spediva a sua madre leggiamo: «Cara mamma. Dopo una settimana di viaggio
sono arrivato in Russia. Qui fa molto freddo il termometro, in alcuni giorni,
segna 50 gradi sotto zero ed io penso al sole d’Italia, particolarmente
alle belle giornate del mio paese. Comunque non preoccuparti sapremo difenderci
dal freddo e dai russi. Tanti baci a tutti. Alessio.» In un’altra
lettera si legge: «Cara Mamma. Oggi è la vigilia di Natale e,
dalla lontana Russia, vi invio i miei più cari auguri. Abbracciami il
caro papà e tutti i familiari. Salutami gli zii e le zie. Ieri, sotto
una bufera di neve, ci siamo spostati in un’altra postazione. Spesso
i nostri automezzi si fermavano nella neve ma, con un po’ di sforzo,
siamo riusciti a tirarli fuori. Tanti abbracci a tutti voi. Buon Natale e felice
anno nuovo. Alessio». In un’altra lettera leggiamo: «Siamo
stati catturati prigionieri, ma tu cara mamma non preoccuparti. Ora potrò un
poco ripararmi dal freddo: Non posso dire altro. Vi abbraccio di cuore a tutti.
Vostro Alessio». E dopo quella lettera il silenzio. Un silenzio che ha
tormentato i poveri genitori di Alessio Ausilio che, durante la loro esistenza,
hanno sempre sperato di riabbracciarlo. Ma invano!
Una storia che ha dell’incredibile, una triste avventura colma di indescrivibili
sofferenze patite da tanti giovani. Sofferenze che, dopo tanti anni, suscitano,
in coloro che le ascoltano raccontare, tanta meraviglia e tanto sconforto.
Un solo augurio possiamo rivolgere alle generazioni future: «che il Signore
vi tenga sempre lontani da simili tragedie!».
Franco
Valeriani |
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