|
|
Auschwitz, davanti agli occhi e dentro al
cuore
Non riesco
a dormire stanotte. Sono nel mio letto
e mi dovrebbe essere familiare
tutto ciò che mi circonda. Rassicurata
da un ambiente che conosco bene, dovrei riposare
tranquilla e serena, soprattutto dopo la
fatica del viaggio.
Eppure non ci riesco.
Auschwitz 1940-1945, mi continua a riapparire
davanti agli occhi e dentro al cuore.
I campi di concentramento di Auschwitz e
Auschwitz II-Birkenau, i capelli di donne
ammassati, le scarpe, le valigie, gli occhiali,
i rasoi, le chiavi, i vestitini dei bambini
o le loro scarpine, una, sempre una sola
scarpa, chissà l'altra dov'era finita.
Tantissimi oggetti ammucchiati e dietro quegli
ammassi di semplici e comunissimi oggetti
migliaia di morti, di innocenti ammazzati.
Si fa fatica ad immaginare che dietro tutto
quello che abbiamo visto durante "il
Viaggio della Memoria" organizzato dall'Associazione
Melagrana Onlus, ci siano stati degli uomini,
degli essere umani capaci di trattare in
maniera oltremodo inumano degli altri esseri
umani.
Sia ad Auschwitz, sia a Birkenau siamo stati
accompagnati da una guida che conosceva l'italiano.
Una signora con i capelli bianchi e con un
aspetto serio. Durante il tragitto, pressata
dalle nostre domande, ci ha raccontato che
faceva quel mestiere da anni, ma che nonostante
questo la
|
tensione
che prova ogni volta che ritorna in quei
luoghi continua ad essere forte e profonda.
Sembrava quasi che sperava che quello strazio
del racconto finisse il più presto
possibile. Ma lei, come tanti altri, continua,
perché vuole che la gente sappia,
che quello che è successo in quel
posto arrivi agli altri e che non sia mai
dimenticato.
L'aria che si respirava nel nostro pullman prima di arrivare ad Auschwitz era
seria. Il giorno prima si era scherzato, riso, cantato. Quella mattina eravamo
tutti assorti, emozionati, tesi. Sì, eravamo tesi per ciò che
stavamo andando a vedere.
L'olocausto, il nazismo, i campi di concentramento, le SS, si studia in modo
approfondito tutto ciò. Quasi tutti sapevamo più o meno bene
la storia di quel periodo, ma quando ci si trova lì, a guardare, a toccare,
a sentire quasi gli odori ed a provare ad immaginare gli orrori vissuti dai
prigionieri senza alcuna colpa, tutto diventa così forte, ma così forte
dentro al cuore che viene voglia di urlare: "Ma perché, perché tutto
questo. Per quale motivo?", e più la guida continuava a raccontare,
più non c'era risposta alle grida che ognuno di noi coltivava dentro,
camminando su quel luogo della morte.
Auschwitz sembra quasi un villaggio. La guida ci aveva detto che era una vecchia
caserma riadattata poi a campo di lavoro, così come i nazisti lo definivano,
ma Birkenau, costruito intenzionalmente per ammazzare uomini, donne, bambini è triste,
orribile, sterminato, isolato.
La sensazione è che sia tutto studiato a tavolino. Le grandi fabbriche
di uccisione che sono stati i campi di concentramento dal 1940 al 1945, dovevano
essere il più efficiente possibile. Niente andava sprecato. I capelli
dei prigionieri utilizzati per ricavarci tessuti. I vestiti migliori, le scarpe
più buone, gli occhiali, gli orologi ed altro spedito in Germania e
riutilizzato dai tedeschi. Finanche le feci non dovevano andar perse, i nazisti
difatti stavano studiando un sistema per trasformarle in concime. I forni crematori
costruiti per rendere i cadaveri meno ingombranti, per fare spazio, le ceneri
infatti occupavano meno spazio dei corpi uccisi.
In modo così cinico bisogna parlare di coloro che hanno commesso un
crimine tanto orrendo. Un crimine che si fa fatica a pensare umano, eppure
lì dentro ci sono le prove dell'estrema razionalità che ha guidato
gli uomini nazisti a creare tutto ciò. Che non si parli di follia dunque.
Lì non c'è un briciolo di pazzia, lì c'è inumanità,
violenza, prepotenza. Il nazismo e i campi di concentramento sono stati creati
e voluti da uomini, uomini sani, uomini che tornavano a casa e sapevano essere
bravi padri di famiglia, uomini che avevano costruito un piano, un piano che,
se nessuno li avesse fermati, chissà che ne sarebbe oggi! Lì tutto è stato
voluto, nel modo più razionale possibile, nel modo più inumano
possibile. Lì di umanità non c'è ne nemmeno l'ombra.
Questo è un crimine che affliggerà per sempre l'umanità.
Coltivarne la memoria diventa tuttavia oltremodo importante perché la
consapevolezza, ancor più per coloro che si recano in quei luoghi dell'orrore,
di ciò che può produrre un potere politico smisurato, una discriminazione
così prepotente, un regime violento, un "pensiero unico" direbbero
i sociologi, serve, serve oggi ancor più di ieri affinchè non
si ripeti mai, mai quello che nella seconda metà del ventesimo secolo
alcune popolazioni hanno vissuto sotto la mano nazi-fascista. Ileana Ricci
|