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iniziative - Viaggio della memoria - 16.06.05
 
 

Auschwitz, davanti agli occhi e dentro al cuore

Non riesco a dormire stanotte. Sono nel mio letto e mi dovrebbe essere familiare tutto ciò che mi circonda. Rassicurata da un ambiente che conosco bene, dovrei riposare tranquilla e serena, soprattutto dopo la fatica del viaggio.
Eppure non ci riesco.
Auschwitz 1940-1945, mi continua a riapparire davanti agli occhi e dentro al cuore.
I campi di concentramento di Auschwitz e Auschwitz II-Birkenau, i capelli di donne ammassati, le scarpe, le valigie, gli occhiali, i rasoi, le chiavi, i vestitini dei bambini o le loro scarpine, una, sempre una sola scarpa, chissà l'altra dov'era finita. Tantissimi oggetti ammucchiati e dietro quegli ammassi di semplici e comunissimi oggetti migliaia di morti, di innocenti ammazzati.
Si fa fatica ad immaginare che dietro tutto quello che abbiamo visto durante "il Viaggio della Memoria" organizzato dall'Associazione Melagrana Onlus, ci siano stati degli uomini, degli essere umani capaci di trattare in maniera oltremodo inumano degli altri esseri umani.
Sia ad Auschwitz, sia a Birkenau siamo stati accompagnati da una guida che conosceva l'italiano. Una signora con i capelli bianchi e con un aspetto serio. Durante il tragitto, pressata dalle nostre domande, ci ha raccontato che faceva quel mestiere da anni, ma che nonostante questo la

tensione che prova ogni volta che ritorna in quei luoghi continua ad essere forte e profonda. Sembrava quasi che sperava che quello strazio del racconto finisse il più presto possibile. Ma lei, come tanti altri, continua, perché vuole che la gente sappia, che quello che è successo in quel posto arrivi agli altri e che non sia mai dimenticato.
L'aria che si respirava nel nostro pullman prima di arrivare ad Auschwitz era seria. Il giorno prima si era scherzato, riso, cantato. Quella mattina eravamo tutti assorti, emozionati, tesi. Sì, eravamo tesi per ciò che stavamo andando a vedere.
L'olocausto, il nazismo, i campi di concentramento, le SS, si studia in modo approfondito tutto ciò. Quasi tutti sapevamo più o meno bene la storia di quel periodo, ma quando ci si trova lì, a guardare, a toccare, a sentire quasi gli odori ed a provare ad immaginare gli orrori vissuti dai prigionieri senza alcuna colpa, tutto diventa così forte, ma così forte dentro al cuore che viene voglia di urlare: "Ma perché, perché tutto questo. Per quale motivo?", e più la guida continuava a raccontare, più non c'era risposta alle grida che ognuno di noi coltivava dentro, camminando su quel luogo della morte.
Auschwitz sembra quasi un villaggio. La guida ci aveva detto che era una vecchia caserma riadattata poi a campo di lavoro, così come i nazisti lo definivano, ma Birkenau, costruito intenzionalmente per ammazzare uomini, donne, bambini è triste, orribile, sterminato, isolato.
La sensazione è che sia tutto studiato a tavolino. Le grandi fabbriche di uccisione che sono stati i campi di concentramento dal 1940 al 1945, dovevano essere il più efficiente possibile. Niente andava sprecato. I capelli dei prigionieri utilizzati per ricavarci tessuti. I vestiti migliori, le scarpe più buone, gli occhiali, gli orologi ed altro spedito in Germania e riutilizzato dai tedeschi. Finanche le feci non dovevano andar perse, i nazisti difatti stavano studiando un sistema per trasformarle in concime. I forni crematori costruiti per rendere i cadaveri meno ingombranti, per fare spazio, le ceneri infatti occupavano meno spazio dei corpi uccisi.
In modo così cinico bisogna parlare di coloro che hanno commesso un crimine tanto orrendo. Un crimine che si fa fatica a pensare umano, eppure lì dentro ci sono le prove dell'estrema razionalità che ha guidato gli uomini nazisti a creare tutto ciò. Che non si parli di follia dunque. Lì non c'è un briciolo di pazzia, lì c'è inumanità, violenza, prepotenza. Il nazismo e i campi di concentramento sono stati creati e voluti da uomini, uomini sani, uomini che tornavano a casa e sapevano essere bravi padri di famiglia, uomini che avevano costruito un piano, un piano che, se nessuno li avesse fermati, chissà che ne sarebbe oggi! Lì tutto è stato voluto, nel modo più razionale possibile, nel modo più inumano possibile. Lì di umanità non c'è ne nemmeno l'ombra.
Questo è un crimine che affliggerà per sempre l'umanità. Coltivarne la memoria diventa tuttavia oltremodo importante perché la consapevolezza, ancor più per coloro che si recano in quei luoghi dell'orrore, di ciò che può produrre un potere politico smisurato, una discriminazione così prepotente, un regime violento, un "pensiero unico" direbbero i sociologi, serve, serve oggi ancor più di ieri affinchè non si ripeti mai, mai quello che nella seconda metà del ventesimo secolo alcune popolazioni hanno vissuto sotto la mano nazi-fascista.

Ileana Ricci

   
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