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iniziative - Viaggio della memoria - 16.06.05

Mi chiedo: dov’è la ragione di tutto questo!

Cracovia ci accoglie sotto una pioggia sottile che bagna i suoi sontuosi e ricchi palazzi, il castello, il museo, l'università, le sue numerose chiese, i monasteri, la sua antica piazza considerata una delle più grandi d' Europa; gli alberi del parco e i tappeti di begonie e di salvia splendens delimitano grandi viali che invitano al passeggio. Abbiamo poco tempo per immergerci a pieno nella città e farla nostra. Con lo sguardo rubo ogni angolo del centro storico, intriso di cultura ed arte, che espone i suoi artisti: vecchi violini suonano, con dolce maestria, le più note arie, valzer, marce…forse le stesse che suonava l'orchestrina del campo di concentramento di Auschwitz posta subito oltre il cancello che porta la scritta "Arbeit macht frei" per allietare la morte. E' lì , davanti a quel cancello che ci siamo fermati un attimo prima di varcarlo, è lì che la mia mente, volutamente, si è soffermata a riflettere dove, in quell'istante, mi trovavo. Non era più solo quello che avevo letto o visto alla televisione, io ero lì, a testimoniare dove milioni di donne, uomini, bambini e bambine erano stati irrispettosamente offesi, ingannati, torturati, annientati, uccisi! Avere dei figli e sapere di poterli abbracciare in qualsiasi momento ci tranquillizza, ma se chiudiamo per un attimo gli occhi e proviamo ad immaginare che qualcuno arbitrariamente, spudoratamente possa separarli da noi con tutta la freddezza e la coerenza legate ad un disegno superiore, ti spinge in una morsa talmente angosciante dalla quale vuoi liberartene con immediata certezza.
Non è stato così per le migliaia e migliaia di madri e di padri che hanno visto, increduli, i propri figli strappati dalle loro braccia e portati via, e, solo in quell'istante, comprendere che la scritta sul cancello era solo derisione poiché nessuno fra quelli che lo oltrepassava sarebbe stato libero in quella che fu la residenza della morte. Né sono servite le ultime strazianti richieste di aiuto provenienti dalle camere a gas ad impietosire i freddi aguzzini che preparavano una Germania libera anche da quei bambini che la minacciavano. Non avevano anche loro dei figli? Certo, e risiedevano proprio lì a poche centinaia di metri di distanza, nella casa destinata al capò, indossando, probabilmente, abiti intessuti con i capelli dei loro coetanei massacrati provenienti dalle non molto lontane fabbriche tedesche predisposte alla trasformazione , e mangiando delle ottime verdure concimate con le ceneri dei cadaveri di quegli stessi coetanei bruciati nei forni crematori poco distanti dalla loro casa. C'è una foto, ad Auschwitz II - Birckenau: donne e bambini, a selezione avvenuta, condotti verso le camere a gas e i crematori …, con le facce spaurite ma ancora inconsapevoli.
Mi chiedo: erano, forse, loro i nemici della Germania?

Antonella Zaccaria

 
   
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