Mi
chiedo: dov’è la ragione
di tutto questo!
Cracovia
ci accoglie sotto una pioggia sottile che
bagna i suoi sontuosi
e ricchi palazzi, il castello, il museo,
l'università, le sue numerose chiese,
i monasteri, la sua antica piazza considerata
una delle più grandi d' Europa; gli
alberi del parco e i tappeti di begonie e
di salvia splendens delimitano grandi viali
che invitano al passeggio. Abbiamo poco tempo
per immergerci a pieno nella città e
farla nostra. Con lo sguardo rubo ogni angolo
del centro storico, intriso di cultura ed
arte, che espone i suoi artisti: vecchi violini
suonano, con dolce maestria, le più note
arie, valzer, marce…forse le stesse
che suonava l'orchestrina del campo di concentramento
di Auschwitz posta subito oltre il cancello
che porta la scritta "Arbeit macht frei" per
allietare la morte. E' lì , davanti
a quel cancello che ci siamo fermati un attimo
prima di varcarlo, è lì che
la mia mente, volutamente, si è soffermata
a riflettere dove, in quell'istante, mi trovavo.
Non era più solo quello che avevo
letto o visto alla televisione, io ero lì,
a testimoniare dove milioni di donne, uomini,
bambini e bambine erano stati irrispettosamente
offesi, ingannati, torturati, annientati,
uccisi! Avere dei figli e sapere di poterli
abbracciare in qualsiasi momento ci tranquillizza,
ma se chiudiamo per un attimo gli occhi e
proviamo ad immaginare che qualcuno arbitrariamente,
spudoratamente possa separarli da noi con
tutta la freddezza e la coerenza legate ad
un disegno superiore, ti spinge in una morsa
talmente angosciante dalla quale vuoi liberartene
con immediata certezza.
Non è stato così per le migliaia
e migliaia di madri e di padri che hanno
visto, increduli, i propri figli strappati
dalle loro braccia e portati via, e, solo
in quell'istante, comprendere che la scritta
sul cancello era solo derisione poiché nessuno
fra quelli che lo oltrepassava sarebbe stato
libero in quella che fu la residenza della
morte. Né sono servite le ultime strazianti
richieste di aiuto provenienti dalle camere
a gas ad impietosire i freddi aguzzini che
preparavano una Germania libera anche da
quei bambini che la minacciavano. Non avevano
anche loro dei figli? Certo, e risiedevano
proprio lì a poche centinaia di metri
di distanza, nella casa destinata al capò,
indossando, probabilmente, abiti intessuti
con i capelli dei loro coetanei massacrati
provenienti dalle non molto lontane fabbriche
tedesche predisposte alla trasformazione
, e mangiando delle ottime verdure concimate
con le ceneri dei cadaveri di quegli stessi
coetanei bruciati nei forni crematori poco
distanti dalla loro casa. C'è una
foto, ad Auschwitz II - Birckenau: donne
e bambini, a selezione avvenuta, condotti
verso le camere a gas e i crematori …,
con le facce spaurite ma ancora inconsapevoli.
Mi chiedo: erano, forse, loro i nemici della
Germania?
Antonella Zaccaria